RECENSIONI CD
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DADAMAH - This Is Not A Dream
anno di pubblicazione: 1995
genere: post rock
tracklist: 1. Limbo Swing / 2. Papa Doc / 3. Too Hot Too Dry / 4. Prove / 5. Brian's Children / 6. High Tension House / 7. Nicotine / 8. High Time / 9. Scratch Sun / 10. Radio Brain / 11. Replicant Emotions
voto:

Strana musica questa proposta dai Dadamah, uno dei tanti tasselli della lunga carriera del chitarrista Roy Montgomery, sicuramente una delle figure più importanti del ricco panorama undergorund neozelandese. Strana, notturna, psichedelica, dannatamente lo-fi, ipnotica, riflessiva. A momenti sembra di risentire i Velvet Underground con Nico perennemente alla voce, altre volte si sentono echi dei Joy Division o dei Cure, ma con un approccio da folk crepuscolare. Le tastiere di Janine Stass e la voce di Kim Pieters (anche se in due canzoni canta Montgomery) aggiungono stranezze su stranezze, portandoci spesso su atmosfere post-punk, anche se in
High Time siamo decisamente dalle parti del goth rock, con tutti quegli eco e riverberi impazziti. Se il vostro indie rock lo amate rarefatto e cullante, questo disco potrebbe fare per voi.
DAHLIA SEED - Valentine Kid's Litter
anno di pubblicazione: 1995
genere: indie rock, emo
tracklist: 1. Transparent / 2. Teas / 3. Green To Blue / 4. Catholic Dress / 5. About / 6. Tucky Homes / 7. Paint By Numbers / 8. Cry Chord / 9. Milk / 10. Shake A Tower / 11. 50 Minute Side / 12. Gomez 88
voto:

A metà anni Novanta, quando uscì questo
Valentine Kid's Litter, la parola "emo" aveva un significato piuttosto diverso da quello che ha ora: non era una moda da adolescenti imbecilli malati di social networking, e musicalmente più che il pop-punk da classifica un punto di riferimento era l'indie rock, o l'hardcore. Fra le fila delle band che si dedicarono al genere i Dahlia Seed, attivi tra il 1992 e il 1996, rimasero purtroppo piuttosto nell'ombra, a dispetto dei loro evidenti pregi. Questo loro debutto, prodotto dalla label indipendente Theologian Records, si compone di dodici brani a cavallo tra old school emo e hardcore, con punte di grunge qua e là. Nulla di trascendentale, ma per gli amanti del genere si tratterebbe sicuramente di una piacevole scoperta. Chitarre belle rumorose, registrazione ed esecuzione non al top della professionalità, songwriting un po' da sgrezzare e tanta sana attitudine. Aggiungiamo poi quella che probabilmente è la croce e la delizia del disco, ovvero la voce di Tracy Wilson: tecnicamente piena di difetti ma fragilissima e dolcissima, una voce da twee pop che si lascia andare qualche volta a strilli raspati nel più puro stile grunge. Insomma, non sarà un capolavoro, ma ha molte frecce al suo arco e meriterebbe di essere conosciuto un po' di più. I brani migliori:
Catholic Dress e
Milk. Se vi ho incuriosito, sappiate che la band l'ha messo in download gratuito sul suo sito internet.
DAHLIA SEED - Survived By
anno di pubblicazione: 1995
genere: indie rock, emo
tracklist: 1. Punch and Get Out / 2. Archway Out / 3. Butterfly Kick / 4. Cover Letter / 5. Spot Check And / 6. Lux Perpetua / 7. Jet Spin / 8. Pirate Denial / 9. Sugar Snow / 10. Over-Ray-Tet / 11. Grumpy Toungue / 12. Elevator Syndrome
voto:

Neanche un anno è passato dall'uscita del loro debutto, e i Dahlia Seed sono di nuovo in pista con nuovo album,
Survived By, questa volta per la Troubleman Unlimited, casa discografica da sempre specializzata in hardcore, emo e screamo. Va da sé che il tempo per maturare non c'è stato, e non ci si può quindi aspettare un album che risolva le incertezze che ancora velavano il precedente
Valentine Kid's Litter: i punti di forza sono rimasti, ma anche i difetti, e ciò rende i due album praticamente equivalenti dal punto di vista della qualità artistica. Se dal punto di vista strumentale si cerca di fare qualcosa di nuovo (il lavoro delle chitarre risulta più convincente e inventivo, ed escono anche piccole chicche del tutto inedite e quasi estranee come il misterioso intermezzo tribale di
Pirate Denial), ma le linee vocali molto prevedibili mettono in mostra ancora una capacità di composizione piuttosto acerba, che rende la maggior parte delle canzoni tutte piuttosto simili l'una all'altra. Comunque si tratta di un lavoro più che discreto, che sicuramente non deluderà gli amanti del vecchio emo: Tracy Wilson è dolcissima e deliziosamente fragile come al solito, e canzoni come
Lux Perpetua,
Jet Spin o
Sugar Snow (completa anche di brevi passaggi di spoken word) non mancano di grezza energia punk.
DAHLIA SEED - Please Excuse All The Blood
anno di pubblicazione: 1999
genere: indie rock, emo
tracklist: 1. Standing 8 Count / 2. Gregg Leto's Tears / 3. Missing Sequences (Voivod Rules) / 4. Statement Of Purpose / 5. Bee Sting / 6. Grumpy Tongue (Live At Brownie's 1995 NYC) / 7. Indian Burn / 8. About/Transparent (Live At John Hiltz's basement 1994) / 9. Arclight / 10. Red Roses / 11. UFO / 12. Bending / 13. Satan
voto:

Uscito postumo nel 1999 per l'etichetta Spirit of Orr,
Please Excuse All the Blood è una raccolta di rarità che recupera tutte quelle canzoni dei Dahlia Seed sparse per vari EP e singoli a tiratura limitata nei loro appena tre anni di attività (1993-1996). Ci sono le quattro canzoni del loro EP d'esordio (
UFO,
Red Roses,
Bending,
Satan), altri cinque brani tratti da vari split e singoli (tra cui una cover dei Voivod,
Missing Sequences), due live e due inediti (
Indian Burn e
Arclight): abbastanza da fare felice tutti coloro che, ascoltati i due album, avevano voglia di approfondire ulteriormente la conoscenza di questa band per la verità piuttosto misconosciuta. D'altronde rimangono invariati i limiti e i pregi che avevamo notato sia in
Valentine Kid's Litter che in
Survived By: evidentissime carenze tecniche, voce fragile e una monotonia sempre latente, compensati però da una buona dose di freschezza e da una indubbia capacità di esprimere certe emozioni (leggasi rabbia) in modo genuino e interessante, con una dolcezza acerba e viscerale. Sempre a cavallo tra l'indie-punk di ascendenza "riot grrl", l'emo e una forte componente di grunge (che diventa molto evidente, ad esempio, nell'inedita
Arclight, che quasi potrebbe far ricordare i Nirvana unplugged), i Dahlia Seed erano per forza condannati a rimanere un gruppo di nicchia, ma non mancheranno di costituire una gradita scoperta per gli amanti di questi sottogeneri. E, visto che copre bene tutta la loro carriera, e che le canzoni qui presenti non hanno nulla da invidiare a quelle inserite negli album, potrebbe anche essere un buon punto di partenza, oltre che un necessario punto di arrivo.
DK DANCE - La Decroissance
anno di pubblicazione: 2008
genere: industrial metal, punk
tracklist: 1. Un Trop / 2. La Décroissance (ft Antioche Kirm) / 3. Gapin' Above The Daydream / 4. La Brave Attitude / 5. Little Tirant / 6. Sous L'Emprise Des Balles / 7. Errance / 8. Barricades Contre Boucliers (E621) / 9. Vocations
voto:

Appena dato uno sguardo alla copertina del disco, capisco subito che avrò a che fare con qualcosa di estremamente sporco e malato. E così è: la scarica assordante di suoni e rumori che mi investe non è certamente qualcosa di adatto a tutti i gusti. Se ciò che ascoltate di solito è pop rilassante e raffinato, non provate neanche ad avvicinarvi a questo cd: potrebbe causarvi seri problemi nervosi. Se invece siete appassionati di musica industriale ultranoise, o se semplicemente una proposta musicale difficile ma innovativa vi affascina,
La decroissance potrebbe piacervi. Si tratta del terzo demo per questo trio francese di Annecy, e a breve verrà pubblicato in formato digitale dall'etichetta canadese D-Trash Records, specializzata non a caso in musica hardcore e elettronica molto underground. Quello che abbiamo qui è un miscuglio decisamente cattivo di industrial metal bello pesante e hardcore punk urlato in modo approssimativo, anche se qua e là si sentono forti influenze derivate niente meno che dal black metal (provare per credere). Si alternano due voci, una femminile e una maschile, entrambe belle incazzate: con un po' di approssimazione potremmo dire che quella femminile è più "punk", mentre quella maschile è più "black metal", ma ciò non vale per la totalità dei casi. Le nove canzoni del demo formano una muraglia monolitica di rumore incontrollato, che avanza con furia saturando le orecchie dell'ascoltatore e senza preoccuparsi più di tanto di offrire qualche momento di riposo. Si tratta perciò di un ascolto difficile e senza compromessi, che rimarrà per forza relegato all'ambito fortemente underground degli estimatori della musica hardcore-elettronica-industriale più dura. Lo stile della band è però innegabilmente potente e originale, e la strada intrapresa è sicuramente quella giusta. L'unico problema è forse dato dal fatto che le canzoni (in particolare quelle centrali), se prese una a una mostrano sicuramente originalità, passione e potenza, ascoltate una dopo l'altra potrebbero apparire un po' monotone e far calare l'attenzione dell'ascoltatore (soprattutto di quello non abituato a certe sonorità). Comunque l'impatto c'è, e l'impressione è già più che buona. Molto belle la title-track e
Barricades contre boucliers, stranissima sinfonia di loops impazziti.