RECENSIONI CD

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HOLE - Pretty On The Inside

anno di pubblicazione: 1991
genere: grunge
tracklist: 1. Teenage Whore / 2. Babydoll / 3. Garbadge Man / 4. Sassy / 5. Good Sister/Bad Sister / 6. Mrs Jones / 7. Berry / 8. Loaded / 9. Star Belly / 10. Pretty On The Inside / 11. Clouds

voto:

Se il vostro primo approccio alle Hole, come me, è stato Celebrity Skin, allora questo album deve avervi parecchio sorpresi. Ruvido, estremo, senza compromessi, sembrerebbe davvero agli antipodi di ciò che le Hole erano nel 1998. Eppure, anche se probabilmente è il loro disco meno ascoltato e l'unico che non ha sfornato singoli di successo, questo album è un'autentica pietra miliare, davvero imprescindibile. La sua potenza, la sua terribile veemenza sono fuori discussione. Questo disco è brutale, apocalittico, cacofonico, ti lascia senza scampo. Le schitarrate abrasive, lente e noisy di Eric Erlandson, il drumming tribale di Caroline Rue (che molto deve allo stile di Lori Barbero delle Babes in Toyland), ma soprattutto la voce di Courtney Love, che urla dall'inizio alla fine, fino allo sfinimento, con un tale accanimento che ti sembra di vedere le sue corde vocali farsi a pezzi, sono davvero indimenticabili. I testi, tutti scritti da Courtney Love, sono incredibilmente disperati, nichilisti, totalmente folli, isterici, dolorosamente autobiografici. La disperazione è vera, si sente, palpabilissima. Le canzoni procedono a volte marziali, sempre involute, lambiccate, diseguali. La produzione, dovuta nientemeno che a Kim Gordon dei Sonic Youth, è fangosa, meravigliosamente lo-fi. Questo disco, in definitiva, è la pura essenza del grunge. Ascoltatelo e non pensate "questo è solo casino". Forse non sarà musica per tutti i palati, ma credo che chiunque apprezzi la musica come veicolo di forti emozioni dovrebbe dare a Pretty on the Inside una possibilità.



HOLE - Live Through This

anno di pubblicazione: 1994
genere: grunge
tracklist: 1. Violet / 2. Miss World / 3. Plump / 4. Asking For It / 5. Jennifer's Body / 6. Doll Parts / 7. Credit In The Straight World / 8. Softer, Softest / 9. She Walks On Me / 10. I Think That I Would Die / 11. Gutless / 12. Rock Star

voto:

Con la sua fama di disco maledetto, stretto tra le due tragedie del suicidio di Kurt Cobain e della morte per overdose della bassista Kristen Pfaff, Live Through This è un album che raramente è stato accostato in modo alieno da pregiudizi. Tra le accuse di chi lo voleva completamente scritto e suonato da Kurt Cobain e la curiosità morbosa di chi andava a cercare nei testi parole che facilmente potevano suonare come sinistre profezie (impossibile a questo punto non citare i versi di Jennifer's Body, "with the bullet number one / killed the family, saved the son", o il fatto che l'ultima traccia, Rock Star, fosse stata sostituita all'ultimo momento con un outtake intitolato Olympia a causa di un testo che diceva: "How would you like to be Nirvana? / I'd rather die"), la musica è spesso passata in secondo piano, d'altro canto un po' come in tutta la carriera di Courtney Love, artista, purtroppo, più "chiacchierata" che "ascoltata". Un vero peccato perché Live Through This è un grande album, un capolavoro di album. Se il lavoro precedente, Pretty on the Inside, trovava un suo punto di forza proprio nel suo essere un disco difficile da digerire da cima a fondo e nel suo essere alieno da compromessi, Live Through This mostra una band molto diversa, un'evoluzione decisa verso un sound meno spigoloso e più aperto alla melodia, che insieme alla furiosa rabbia grunge dispensa anche generosi sprazzi di malinconica dolcezza. Senza dubbio il sound si è fatto più "nirvaniano" (sarebbe impossibile pensare che in una coppia di musicisti sposati non passino tutta una serie di influenze reciproche), ma sarebbe stupido pensare a Live Through This come a una sorta di Nevermind al femminile: stupido e fuorviante, perché se ne perderebbe l'intima originalità e il diverso approccio al genere, che non tradisce i precedenti lavori delle Hole, semmai li arricchisce. Ecco così che accanto ai pezzi più duri e urlati a squarciagola come Plump, Gutless o She Walks on Me sbocciano le meravigliose perle semiacustiche di Miss World, Doll Parts e Softer, Softest, non per questo meno vere o meno pregne di un'angoscia palpabile e profonda, che sempre traspare dalla vocalità vera e torturata di Courtney Love, che "mentre canta non mente mai". Puro e straziante, e straordinariamente accessibile, Live Through This è un disco perfetto, davvero un capolavoro assoluto del grunge.



HOLE - Ask For It

anno di pubblicazione: 1995
genere: grunge
tracklist: 1. Over The Edge / 2. Pale Blue Eyes / 3. Drown Soda / 4. Doll Parts / 5. Violet / 6. Forming / Hot Chocolate Boy

voto:

Un anno dopo l'enorme successo dell'album Live Through This le Hole pensano bene di battere ancora il ferro finché è caldo, e fanno uscire questo EP di rarità risalenti all'era di Pretty on the Inside, quando la band aveva ancora Jill Emery al basso e Caroline Rue alla batteria. Sei tracce decisamente interessanti e sorprendenti, anche se comunque il target a cui si rivolge questo CD è per forza di cose il fan che ha già comprato sia Live Through This che Pretty on the Inside. Si parte con Over the Edge, una cover dei Wipers registrata nel 1992 per un tribute album: grintosa, le Hole fanno un buon lavoro nel rendere "loro" la canzone. Il brano seguente è ancora una cover, nientepopodimeno che Pale Blue Eyes dei Velvet Underground, in una versione live registrata nello storico locale di West Hollywood, il Whiskey A Go-Go, il 2 novembre 1992: questa è la vera perla del disco, una cover resa personalissima e fatta a pezzi dalla furia grunge della band e dal canto sarcastico di Courtney Love, che trasforma il tranquillissimo ritornello dell'originale in un abisso di rabbia urlata a pieni polmoni. Seguono le quattro canzoni registrare durante la prima Peel Session della band, nel novembre del '91: Drown Soda è un b-side lento e angosciante ancora nello stile del primo album, Doll Parts e Violet si rivelano molto interessanti in quanto primitive e "ruvide" versioni delle due celeberrime canzoni che andranno a finire in Live Through This, Forming/Hot Chocolate Boy è una divertente e casinara jam che mescola una canzone dei Germs e una dei Beat Hapening. Per i fan della band è praticamente imprescindibile, ma anche per gli altri si tratta comunque di un buon ascolto.



HOLE - The First Session

anno di pubblicazione: 1997
genere: grunge
tracklist: 1. Retard Girl / 2. Phonebill Song / 3. Turpentine / 4. Johnnie's In The Bathroom

voto:

The First Session è un EP uscito nel 1997 per Sympathy for the Records, e documenta la primissima fase dello sviluppo della Hole, presentandoci le primissime registrazioni della band, effettutate al Rudy's Rising Star di Los Angeles nel marzo del 1990: quattro canzoni di cui tre che vedranno la luce nel primo singolo Retard Girl, e una quarta, Turpentine, rimasta inedita e offerta qui per la prima volta alle orecchie dei fan. Se è vero che "heavyness is next to godliness" possiamo senza dubbio affermare che questo materiale è strepitoso, perché è molto, molto duro. Come confermeranno nell'album di debutto, le Hole non si risparmiano per quanto riguarda rabbia, visceralità e pugni nello stomaco. Retard Girl è allucinante e marziale, ritmata dal basso catatonico di Jill Emery e dai tamburi di Caroline Rue, perfetto sfondo per un chitarrismo sfaldato e fangoso e per la vocalità sopra le righe di Courtney Love, che non risparmia nulla del suo campionario di urla: nel tratteggiare l'(auto)ritratto di una ragazzina incapace a rapportarsi con la realtà e regolarmente presa in giro, si giunge all'incubo, allo sfogo e alla catarsi. La brevissima Phonebill Song è un puro concentrato del punk più abrasivo: ironica e concisa. Segue l'inedita Turpentine: un nuovo terrificante delirio, forte del contrasto tra le strofe lente e strascicate e il ritornello a rotta di collo. A chiudere Johnnie's in the Bathroom, puro noise che assembla un baccano infernale degli strumenti, nenie infantili e la voce di Courtney che legge pagine del suo diario: una Patti Smith kinderwhore. Motivi per comprarlo: un booklet strepitoso (pieno di foto e con il testo di una vecchia intervista per la fanzine Flipside) e il fatto che è l'unico modo per avere Johnnie's in the Bathroom su CD. Motivi per non comprarlo: Johhnie's in the Bathroom è la canzone meno interessante e gli altri tre brani si trovano anche in My Body the Hand Granade (insieme a molte altre rarità). In conclusione: un buonissimo EP, ma indispensabile solo i fan.



HOLE - My Body, The Hand Grenade

anno di pubblicazione: 1997
genere: grunge
tracklist: 1. Turpentine (First Recording Ever) / 2. Phonebill Song / 3. Retard Girl / 4. Burn Black / 5. Dicknail / 6. Beautiful Son / 7. 20 Years In The Dakota / 8. Miss World (Demo Version) / 9. Old Age (Live Through This Outtake) / 10. Softer, Softest (From MTV Unplugged) / 11. He Hit Me (It Felt Like A Kiss) (from MTV Unplugged) / 12. Season Of The Witch (From MTV Unplugged) / 13. Drown Soda (Live Version) / 14. Asking For It (Live Version)

voto:

In copertina un vestitino kinderwhore in una teca da museo: la rozzezza del foxcore del 1991 appartiene ormai al passato, l'MTV Unplugged ha mostrato una band matura, equilibrata e capace di emanciparsi persino dal rumore, e sta per uscire un nuovo album che sul grunge tirerà (quasi) definitamente un colpo di spugna. Per ingannare l'attesa del sempre rimandato Celebrity Skin la City Slang pubblica quindi questa fondamentale raccolta di rarità, che, attraverso demo, live, b-sides e outtakes, traccia un filo rosso attraverso la carriera di questa band sempre in evoluzione. Si parte con i brani duri, caotici e senza compromessi che apparvero nei due singoli pre-Pretty on the Inside (Retard Girl e Dicknail); inserendosi nel solco del foxcore più oltranzista, la band non risparmia nulla all'ascoltatore: Retard Girl, Burn Black e Dicknail sono sputi negli occhi e pugni nello stomaco, e urla di allucinante potenza. Beautiful Son e 20 Years in the Dakota, uscite nel 1993, mostrano già quell'attitudine più conciliante che prenderà spazio nel capolavoro Live Through This: brani strutturalmente più semplici e dai ritornelli sempre aggressivi, ma decisamente più orecchiabili. La parte centrale del disco mostra il lato più gentile e acustico della sfaccettata creatura Hole: l'acustica Old Age (la musica è di un Kurt Cobain non accreditato) è un vero gioiello malinconico dal sapore deliziosamente goth, e i tre brani tratti dall'MTV Unplugged sono imprescindibili. Per finire, due splendide versioni live di Asking for It e Drown Soda che mettono in mostra una band in stato di grazia: in particolare le urla forsennate e viscerali di Drown Soda raggiungono una carica emotiva incredibile, da brividi. Di solito le raccolte di rarità sono qualcosa da fan accaniti e poco aggiungono alla discografia di una band, ma non è questo il caso di My Body, the Hand Grenade: un importante documento della fase migliore di una grande band.



HOLE - Celebrity Skin

anno di pubblicazione: 1998
genere: pop/rock
tracklist: 1. Celebrity Skin / 2. Awful / 3. Hit So Hard / 4. Malibu / 5. Reasons To Be Bautiful / 6. Dying / 7. Use Once & Destroy / 8. Northern Star / 9. Boys On The Radio / 10. Heaven Tonight / 11. Playing Your Song / 12. Petals

voto:

Fin dall'inizio Courtney Love non aveva nascosto la sua venerazione per un certo pop "alla Raspberries". Ebbene, Celebrity Skin è la concretizzazione di questa tendenza latente: è il disco pop delle Hole. Accantonata la rabbia grunge che, seppur stemperata, ancora caratterizzava il lavoro precedente, la band di Courtney Love ritorna dopo quattro anni d'assenza ancora una volta completamente rinnovata, con un disco di pop/rock frizzante e radio-friendly, con echi di powerpop o addirittura di folk. Tradimento? Non direi, il carisma della cantante e il mood che ha sempre caratterizzato la band ci sono ancora. Commercializzazione? Può darsi, ma quello che è uscito è senza dubbio un buon disco, più semplice da digerire e meno impegnativo dei precedenti, messo a confronto coi quali forse risulta un pochino più frivolo e inconsistente, ma riesce comunque a non sfigurare. La grinta rock c'è ancora, tutta intera, e già l'azzeccatissimo riff iniziale di Celebrity Skin ce lo prova, ma si è trasformata in qualcosa di più pulito e ironicamente glamour. Eppure accanto a pezzi come Awful o Malibu, che sembrano fatti apposta per intasare le radio, o Boys on the Radio e Heaven Tonight, che sarebbero risultati impensabili nel 1991 ma possiedono una loro intrinseca grazia, sbocciano ancora una volta le autentiche perle semiacustiche di Petals e soprattutto Northern Stars (che può piazzarsi a buon diritto tra le più ispirate canzoni delle Hole), e la rabbiosa Playing Your Song, che offre ancora echi non spenti del periodo grunge. Un album bistrattato, ma di tutto rispetto, e che non dimostra i suoi anni.