RECENSIONI CD
#
A
B
C
D
E
F
G
H
I
J
K
L
M
N
O
P
Q
R
S
T
U
V
W
X
Y
Z
ILLUSION - Out Of The Mist / Illusion
anno di pubblicazione: 1994
genere: progressive rock
tracklist: 1. Isadora / 2. Roads To Freedom / 3. Beautiful Country / 4. Solo Flight / 5. Everywhere You Go / 6. Faces Of Yesterday / 7. Candles Are Burning / 8. Madonna Blue / 9. Never Be The Same / 10. Louis' Theme / 11. Cruising Nowhere / 12. Wings Across The Sea / 13. Man Of Miracles / 14. The Revolutionary
voto:

Attivi nella seconda metà degli anni Settanta e con vari membri provenienti nientepopodimeno che dai Renaissance, gli Illusion proponevano un progressive rock fresco e vagamente arty, in un momento in cui in Inghilterra era assolutamente il genere che andava per la maggiore. In questa compilation troviamo i loro unici due album (un terzo rimarrà inedito per molti anni per poi uscire postumo nel 1990),
Out of the Mist del 1977 e
Illusion del 1978. Un progressive rock fresco, piacevole, impeccabile e raffinato ma anche piuttosto easy listening, impreziosito da arpeggi pianistici di sapore barocco (come nella prima traccia, la romantica
Isadora) e dalle splendide voci dei due cantanti Jane Relf e Jim McCarthy, la prima davvero stupenda nell'avvolgente
Man of Miracles. Le canzoni variano molto tra ballate lente, intimiste e leggermente malinconiche, pezzi acustici dalle atmosfere folk, alcune distorsioni ben calibrate e componimenti maestosi di più ampio respiro e di stampo orchestrale, ma, tolte alcuni suoni di tastiere artificiali (in
Crusing Nowhere) che sembrano adattarsi poco all'insieme, direi che la qualità è alta. Perfetto per un pomeriggio di primavera e consigliato a tutti gli amanti del prog.
INCASSUM - In Vain
anno di pubblicazione: 2008
genere: melodic death metal
tracklist: 1. The Beckoning / 2. History Repeats / 3. Space To Breathe / 4. So Red / 5. All Those Lies / 6. In Vain
voto:

Il melodic death metal è un genere al momento molto in voga, e, seguendo a ruota il successo mondiale degli Arch Enemy, sono molte le band che tentano la carta della voce femminile sperando di ripeterne la fortuna. Anche gli inglesi Incassum hanno una ragazza dietro al microfono, la bella Sharleen Kennedy, che, al contrario di molte sue colleghe (Gossow in primis), utilizza in maniera abbastanza convincente sia il growl che la voce pulita, dando prova di una buona versatilità, pur non priva di sbavature. Il resto della band le sta al passo fornendo una prova tecnica su cui tutto sommato c'è poco da eccepire. Il melodic death degli Incassum è molto melodico, così melodico da risultare a tratti "poco death": quando attacca la pulitissima ballata
Space to Breathe l'ascoltatore sapeva già di doversi aspettare qualcosa del genere. Il versante testi è ragionevolmente buono: le canzoni parlano di nichilismo e dell'invivibilità della nostra società alienante e massificata, che non ci lascia godere della vita; ok, l'argomento è già stato ampiamente sfruttato, ma offre dei buoni spunti. In generale questo EP si lascia ascoltare, e la band ha senza dubbio delle buone qualità, il problema è che per il momento offre poco di originale dal punto di vista musicale. I brani sono rumorosi e melodici al punto giusto, ma la sensazione di "già sentito" è sempre in agguato, finendo per lasciare poco all'ascoltatore, una volta finito l'ascolto. È anche vero che si tratta della loro primissima prova discografica, quindi hanno tutto il tempo di migliorare: per il momento un 6, e aspettiamo di vedere come la cosa evolverà.
THE INSAINTS - Sins of Saints
anno di pubblicazione: 2004
genere: punk rock
tracklist: 1. Carry On / 2. Losers Club / 3. Tribal Song / 4. Stupid Boy / 5. Sick / 6. Whore / 7. Oooooh! / 8. Deadly Kiss / 9. Light Of My Life / 10. You're Dreaming / 11. Good Girl, Bad Girl / 12. Anihilation / 13. Steppin Stone / 14. 1969 / 15. X / 16. Mikey Like It / 17. Perception / 18. Last Night Of The World / 19. Last Fast Ride / 20. Giant
voto:

Finalmente, grazie alla lodevole operazione di archeologia musicale della Disaster Records, possiamo goderci questa raccolta, che comprende tutte le canzoni dell' unico EP della band, con l'aggiunta di altre registrazioni di studio datate 1993-1994 e di nove live (tra cui una cover di
1969 degli Stooges). Sebbene gli Insaints siano ricordati più per gli scandali dei loro controversi live shows che per le loro canzoni, quello che ascoltiamo qui è un punk rock assolutamente di qualità. Marian Anderson era davvero una grande cantante, un interprete dotata di una straordinaria personalità, con una vocalità energica e sicura di sé a metà strada tra Deborah Harry e Poly Styrene, con l'aggiunta di qualche passaggio genuinamente e rabbiosamente scream come nella stupenda
Whore. Il totale di venti tracce che il disco offre sono un viaggio attraverso un punk che cambia: siamo nei primi anni Novanta, il vecchio hardcore sta per essere soppiantato da nuove band decisamente più orientate verso il pop. Gli Insaints sono fieramente old-school, il loro è un hardcore sporco, abrasivo e nichilista, figlio dei tre accordi degli Avengers e dei Black Flag, eppure alcuni passaggi delle ultime registrazioni si aprono verso un qualcosa di decisamente più melodico, sconfinando a volte in un interessante proto-pop punk. E nonostante alcuni titoli (come la già citata
Whore o
Good Girl, Bad Girl) possano far sospettare un poco originale sfruttamento di bassa lega degli eccessi dei live, devo dire che gli Insaints ci hanno lasciato un punk rock davvero sincero, genuino e godibile e che consiglio non solo allo zoccolo duro degli amanti del punk. È ora che questa e altre band ingiustamente dimenticate ottengano l'attenzione che senza dubbio meritano.