RECENSIONI CD
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13 WINTERS - Dark Palace Of Waterfalls
anno di pubblicazione: 2008
genere: symphonic black metal
tracklist: 1. Floodgate Of Acropolis / 2. Dark Palace Of Waterfalls / 3. Horizon's End / 4. The Gift / 5. In Gods' Eyes / 6. Dead River / 7. Seeped Through / 8. Hungry Like The Wolf / 9. Fathoms Apart / 10. Wrong Side Of The Morror / 11. Solace Of The Shadows
voto:

Avevo già ascoltato, tempo fa, qualche canzone proveniente dal precedente album di questa band, e l'impressione che ne avevo avuta era stata tutt'altro che positiva. È perciò una gradevole sorpresa scoprire in
Dark Palace of Waterfalls una band notevolmente migliorata sotto tutti gli aspetti: brani meglio strutturati, una buona esecuzione degli stessi, una cantante decisamente più a suo agio e, dulcis in fundo, una registrazione finalmente all'altezza della situazione. Lo stile che il quartetto americano ci propone è sempre un symphonic black metal molto dark, con disparate influenze che vanno dal doom al thrash al gothic, orchestrazioni maestose e la voce femminile della dotata growler Diana Adams (anche bassista). Nonostante il growl le sia sicuramente più congeniale, nella title track mette in mostra anche la sua voce pulita: in entrambi i casi (magia del tecnico del suono o no) sembra decisamente migliorata rispetto all'album precedente, e fa un buon lavoro. Qua e là fa capolino anche una voce clean maschile che duetta con il growl al vetriolo di Diana. Molto interessante l'uso del violino: lunghe note un po' sghembe che alla loro apparizione rendono l'atmosfera immediatamente bizzarra e stregata. Si tratta comunque di una discreta oretta di caos oscuro e infernale saggiamente punteggiato qua e là da momenti più soft, come la strumentale
Fathoms Apart, per sole tastiere e violino, evocativa e sospesa, perfetta per la colonna sonora di un film di fantasmi. Molto bella anche l'altra traccia strumentale,
Dead River, marziale e cupissima, in bilico sull'ambient. Piuttosto malriuscita invece (ed è un peccato perché l'idea aveva delle indubbie potenzilità) la cover di
Hungry Like the Wolf dei Duran Duran: un po' troppo fedele alla struttura dell'originale, con conseguenti forzature, avrebbe potuto essere "stravolta" in modo migliore. Per il resto, un disco più che discreto: gli amanti del sympho-black metal prendano assolutamente nota.
'TIL TUESDAY - Voices Carry
anno di pubblicazione: 1985
genere: new wave, pop/rock
tracklist: 1. Love In A Vacuum / 2. Looking Over My Shoulder / 3. I Could Get Used To This / 4. No More Crying / 5. Voices Carry / 6. Winning The War / 7. You Know The Rest / 8. Maybe Monday / 9. Are You Serious? / 10. Don't Watch Me Bleed / 11. Sleep
voto:

Guardando la foto sulla copertina del cd, sembrano giovanissimi. Eppure la loro proposta musicale, oltre a un enorme potenziale commerciale, aveva dell'originalità e della profondità, che poi si sarebbe evoluta con coraggio e coerenza (ma in una direzione più cantautoriale) nei due album successivi e nella carriera solista della cantante/bassista, la bella e brava Aimee Mann. In questo album siamo in pieno territorio new wave, molte tastiere, slap-bass, voci effettate, e quel tipico suono che avevano i tamburi negli anni Ottanta. Si tratta di puro e semplice pop, ma di quello ben fatto, frizzante, grooveggiante.
Voices Carry (non a caso uno dei grandi successi degli anni Ottanta),
Love in a Vacuum e
Maybe Monday hanno dei ritornelli che non si staccano dalla mente.
Don't Watch Me Bleed è una canzone già matura, intensa, sofferta. Aimee Mann sa decisamente cantare in modo personale e sa essere veicolo di emozioni. Se amate gli anni Ottanta e non avete ancora ascoltato questo album fatelo assolutamente.
4 NON BLONDES - Bigger, Better, Faster, More!
anno di pubblicazione: 1992
genere: rock
tracklist: 1. Train / 2. Superfly / 3. What's Up? / 4. Pleasantly Blue / 5. Morphine And Chocolate / 6. Spaceman / 7. Old Mr. Heffer / 8. Calling All The People / 9. Dear Mr. President / 10. Drifting / 11. No Place Like Home
voto:

Il nome 4 Non Blondes forse potrà non dirvi nulla, ma se siete cresciuti negli anni Novanta una canzone come
What's Up? è sicuramente rimasta scolpita nella vostra memoria. Questo è il primo e unico album del quartetto per metà femminile capitanato da Linda Perry e, se
What's Up? rimane la loro unica hit, bisogna ammettere che si tratta di buon materiale, dall'inizio alla fine, nessun pezzo escluso. Mescolando blues rock, indie, neo-hippie, cantautorato e funk (
Superfly e
No Place Like Home non sono neanche tanto lontani dal sound dei Red Hot) e trovando un sicuro punto di forza nella vocalità intensa e a tratti isterica della frontwoman (anche principale songwriter, cosa che continua a fare ancora adesso e con successo per stelle e stelline del pop e del rock), i 4 Non Blondes firmano così un piccolo gioiello di rock da non dimenticare:
What's Up?,
Train e
Dear Mr. President sono pezzi che dispensano vere emozioni. N.B.: quella che si vede qui è l'orrida copertina alternativa con cui il disco è arrivato anche in Italia... quella originale è molto meglio...
4ORDER - The Journal
anno di pubblicazione: 2006
genere: heavy metal
tracklist: 1. Intro / 2. Glory Ride / 3. Death Wish / 4. Touched By Evil / 5. Dark Gift / 6. Born To Darkness / 7. Vampire / 8. Evil Things Can't Sing / 9. Blood And Flame / 10. Sick Torture / 11. My Master My Slave / 12. Outro
voto:

I finlandesi 4order definiscono il loro genere musicale Ghost Metal, chiamando in causa una gran varietà di stili e scomodando a paragone un sacco di nomi importanti. In realtà la loro proposta è molto meno rivoluzionaria di quanto la presentazione faccia sospettare, o meglio, fa solo intuire dei germi di originalità che la band deve ancora imparare a gestire al meglio. Si tratta di un melange di metal e hard rock dei più classici, in cui l'uso di un soprano e un po' di tastiere aggiungerebbero quell'alone di "gotico" che ora va tanto di moda. In realtà l'unico elemento decisamente gothic è il concept che sta alla base dei testi dell'album: una storia, per la verità piuttosto confusa e un po' pretenziosa, che narra di un aspirante rockstar contagiato da una vampira, e del suo tormentato rapporto con la sua nuova condizione (tra una canzone e l'altra una voce legge il suo diario). Per il resto, le tastiere, quando appaiono, creano un sound più progressive che gothic, e suonano sempre un po' troppo "artificiali", a volte finendo per sembrare appena uscite da un B-movie horror degli anni Cinquanta (l'intro di
Vampire). Le canzoni sono tutte molto orecchiabili, e, mentre quelle centrali riescono a raggiungere una tensione in certo qual modo "dark", man mano che ci si avvicina alla fine si perde un po' di colpi. La voce maschile è prevalente, ma anche quando non canta leader, la voce femminile fornisce un pressoché costante background di affascinanti gorgheggi lirici. Tecnicamente ci siamo: bravi sia i musicisti che i cantanti, e la scelta della doppia voce si rivela decisamente azzeccata. Ma questo album, nonostante sia in fin dei conti gradevole, non regala brividi: il talento probabilmente c'è, bisogna superare le incertezze e valorizzare maggiormente gli elementi di originalità. Dopotutto il singolo successivo che mi hanno inviato sembra promettere per il futuro un deciso miglioramento, quindi non ci resta che aspettare fiduciosi.