RECENSIONI CD
#
A
B
C
D
E
F
G
H
I
J
K
L
M
N
O
P
Q
R
S
T
U
V
W
X
Y
Z
THE RAINCOATS - The Raincoats
anno di pubblicazione: 1979
genere: post-punk
tracklist: 1. Fairytale In The Supermarket / 2. No Side To Fall In / 3. Adventures Close To Home / 4. Off Duty Trip / 5. Black And White / 6. Lola / 7. The Void / 8. Life On The Line / 9. You're A Million / 10. In Love / 11. No Looking
voto:

Ascoltando l'estrema cacofonia di suoni che proviene da questo album verrebbe quasi da dire che il suo successo può dare speranza a tutti i musicisti scarsi del mondo. Perché in fondo è innegabile che quegli arrangiamenti minimali, quei semplici accordi di chitarra, quelle voci a tratti sgraziate, quel violino sghembo, siano tutto tranne che uno sfoggio di virtuosismo tecnico. Eppure questo debutto discografico delle Raincoats ha qualcosa di grandioso. La stravagante cacofonia che rende queste canzoni così strambe possiede una grazia inarrivabile. E non ci può meravigliare il fatto che questa band abbia avuto così tanta influenza sul rock a venire, perché questi piccoli inni post-punk tinti di folk eccentrico non possono non essere ascoltati. E allora vi accorgerete che dietro all'evidente imperizia tecnica ci sono idee rivoluzionarie, c'è un'avanguardia anticonformista ma insieme estremamente godibile, ci sono dei testi impegnativi. Forse non sarà il capolavoro assoluto che molti dicono, ma è sicuramente un disco da riscoprire.
THE RAINCOATS - The Kitchen Tapes
anno di pubblicazione: 1983
genere: post-punk
tracklist: 1. No One's Little Girl / 2. Balloonacy / 3. Oh Oh La La La / 4. Only Loved At Night / 5. I Saw A Hill / 6. Mouth Of A Story / 7. The Body / 8. Shouting Out Loud / 9. Rainstorm / 10. Dance Of Hopping Mad / 11. Animal Rhapsody / 12. Puberty Song / 13. No Side To Fall In / 14. Honey Mad Woman
voto:

Questo album è una purissima incarnazione dello spirito punk. No, non sto scherzando. Di creste colorate, chitarre distorte, batterie pestone non c'è neanche l'ombra, e le musiciste sono le tre tranquille signore che compaiono in copertina, eppure non c'è il minimo dubbio che queste quattordici canzoni trasudino di attitudine punk allo stato puro. Perché? Perché sono selvagge, ingenue, suonate e cantate da cani eppure con un vigore davvero raro, viscerale, che viene da dentro. Registrato dal vivo il 12 dicembre 1982, stampato inizialmente solo su cassetta e solo nel 1998 su CD,
The Kitchen Tapes ci documenta magnificamente quanto particolari e stranianti dovevano essere stati i concerti delle Raincoats. A questo punto della loro carriera la band è formata da Vicky Aspinall, Gina Birch e Ana Da Silva, coadiuvate sul palco dai percussionisti Richard Dudanski e Derek Godard e dal polistrumentista Paddy O'Connell. Ciò che esce fuori è una session limpidamente cacofonica e molto affascinante: assomiglia ad un concerto folk, ma non è un "normale" concerto folk, visto che l'attitudine è tutta sguaiata e squisitamente post-punk, e intellettuale pur senza perdere accessibilità. Le sviolinate sghembe della Aspinall, gli intrecci di voci, gli acuti spesso atrocemente stonati, le incursioni destabilizzanti del sassofono (
The Body), il percussionismo tribale e gli "a cappella" (
Puberty Song,
No Side To Fall In) ci portano in una dimensione "altra", quasi ancestrale e primitiva, alla scoperta degli "elementari" del fare musica. A conferma, ancora una volta, che per emozionare la tecnica serve a poco.
RUSTLESS - Start From The Past
anno di pubblicazione: 2008
genere: heavy metal
tracklist: 1. It's The Three Of Us Left / 2. Vanadium / 3. Sand Of Times / 4. A Second Chance / 5. Renegade / 6. Red Lust / 7. Rustless / 8. No Way Out / 9. I Was Born To Rock / 10. Still Got Time / 11. Easy Way To Love / 12. I Gotta Clash With You / 13. War Trains / 14. Warriors
voto:

Tre veterani del metal italiano, ovvero Stefano Tessarin, Lio Mascheroni e Ruggero Zanolini dei mitici Vanadium, tornano con un nuovo progetto, denominato programmaticamente Rustless, ovvero inossidabile. Il cd è nettamente diviso in due unità separate, molto distanziate anche se naturalmente non prive di elementi di continuità: le prime otto tracce sono composizioni inedite della band, le seguenti sono cover di alcuni classici dei Vanadium, ovviamente riarrangiate. Per quanto riguarda il primo blocco, c'è da dire che il materiale soffre un po' di alti e bassi. Si tratta di classico e grintoso heavy metal rivitalizzato qua e là da elementi quasi progressive (ad esempio quando fa capolino il flauto), ma se canzoni come
Sand of Times e
Red Lust hanno una loro magniloquente potenza, altre come
Renegade mostrano un po' il fiato corto. Stesso discorso per i testi: la rilettura della storia di Salomè offerta da
Red Lust è interessante, ma alcune liriche autoreferenziali come
Vanadium e
Rustless risultano leggermente ingenue. Inoltre, se è fuori discussione la professionalità e la bravura dei componenti della band (discorso che vale sia per i tre ex-Vanadium che per le new entry), è anche vero che la produzione risulta un po' piatta, e da questo punto di vista era lecito aspettarsi di più, visto anche che il cd è ben pubblicizzato e distribuito in tutti i negozi. Per quanto riguarda invece le cover dei Vanadium, direi che un confronto serrato con gli originali sarebbe quanto meno inutile e controproducente, e mi limito perciò a notare l'apporto di novità costituito dall'inclusione della voce femminile e del flauto: insomma, si tratta di cover, ma riarrangiate in maniera intelligente. Concludendo, direi che questo
Start from the Past, nonostante la caratura dei musicisti impegnati, mostra i pregi e i difetti di una band al debutto: le premesse sono discrete, e probabilmente, se si lavora bene, un secondo album guadagnerà in incisività.