RECENSIONI CD
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SACRILEGE - Within the Prophecy / Behind the Realms of Madness
anno di pubblicazione: 1998
genere: thrash metal
tracklist: 1. Sight Of The Wise / 2. The Captive / 3. Winds Of Vengeance / 4. Spirit Cry / 5. Flight Of The Nazgul / 6. The Fear Within / 7. Search Eternal / 8. Life Line / 9. Shadow From Mordor / 10. At Deaths Door / 11. A Violation Of Something Sacred / 12. The Closing Irony / 13. Out Of Sight, Out Of Mind
voto:

Capitanati dalla bella Lynda 'Tam' Simpson, una voce che ricorda un po' quella di Beki Bondage dei Vice Squad, solo un po' più dura, i Sacrilege erano una band che coniugava thrash e hardcore in un mix assolutamente trascinante: un peccato che ormai i più li abbiano del tutto dimenticati. Questa compilation raccoglie i loro primi due album. Si parte dal secondo,
Within the Prophecy (1987), in cui l'hardcore è per la verità quasi scomparso, mentre il thrash la fa decisamente da padrone. Le canzoni sono dilatate fino a durate epiche (come i 10 minuti e più di
Search Eternal), e in particolare sono molto lunghe le parti strumentali. La voce di Tam è sicuramente un forte elemento caratterizzante, ma spesso passa in secondo piano per lasciare spazio alle chitarre sparate a velocità supersonica e alla poderosa sezione ritmica (in alcune canzoni addirittura bisogna aspettare vari minuti prima di sentirla). In generale,
Within the Prophecy è sicuramente un album più maturo, sia tecnicamente che a livello di song-writing, rispetto al debutto,
Behind the Realms of Madness (1985), che comunque propone una felicissima commistione di thrash metal e hardcore punk, in sole sei canzoni che si fanno strada a velocità folle tra i riff micidiali e lambiccati e la voce urlante di Tam. Insomma, un disco aggressivo, furioso e potente, che colpisce pienamente nel segno nonostante la produzione e la qualità del suono spesso non siano delle migliori.
SCARECROWN - Letters From The Darkness
anno di pubblicazione: 2008
genere: metal
tracklist: 1. My Own Devil / 2. She / 3. Howling / 4. Night-like Eyes / 5. Drops / 6. Without Voice / 7. Show Me Your Face / 8. Unknown Land / 9. Double Blade Kiss / 10. Letters From The Darkness
voto:

Dopo il demo
'til the Last Breath, datato 2005, i friulani ScareCrown giungono al traguardo del full-lenght con
Letters from the Darkness. L'artwork semplice ma elegante e l'ottima qualità del suono lo rendono sicuramente un prodotto altamente professionale, e un perfetto biglietto da visita per le qualità della band. La musica proposta potrebbe a un ascolto disattento sembrare molto simile a Lacuna Coil e compagnia bella, soprattutto per la potente voce femminile, ma invece la band mostra di essere riuscita a crearsi uno stile autonomo, che unisce a suggestioni provenienti dal gothic metal o dai generi più estremi una forte influenza nu-metal. Grosso punto di forza della band è sicuramente la voce femminile di Antonella, robusta, energica e perfettamente a suo agio sia nei momenti più melodici che in quelli più tirati, capace anche di alti gorgheggi sopranili come in
She. La accompagna qua e là anche la dura voce maschile (in
Night-like Eyes ha più spazio del solito), che brevemente diventa pulita, creando degli affascinanti intrecci di voci (
Without Voice,
Double Blade Kiss). Gli strumenti sono suonati in maniera decisamente competente, le chitarre spaccano e la sezione ritmica è quanto mai poderosa. Le canzoni non sono molto variate ma offrono una grande energia, senza dimenticare la melodia (alcuni ritornelli sono decisamente canticchiabili), anche se in qualche breve momento mi è sembrato quasi che la linea vocale andasse per i fatti suoi rispetto al resto degli strumenti. In definitiva però si tratta di un album vigoroso e che ci fa ben sperare per il futuro di questa band con molte potenzialità.
STARFISH - Frustrated
anno di pubblicazione: 1997
genere: grunge
tracklist: 1. Canada / 2. Local 506 / 3. 100° / 4. Two Words / 5. Frustrated / 6. Over You / 7. Mtv / 8. Old Hag / 9. Sayonara / 10. Burden / 11. P. Rock / 12. Dog Doo / 13. Last Call
voto:

Gli Starfish spaccano. Punto. Se non ci credete ascoltateli. Sono assolutamente imprevedibili, al di là di ogni definizione di genere. Questo loro secondo disco inizia con una traccia strumentale lunga più di otto minuti,
Canada, una piece lenta e ipnotica, minimale e atmosferica che solo una label indipendente avrebbe permesso fosse collocata come prima traccia.
Local 506, la seconda, è un altro pezzo strumentale (nell'album ci sono tre canzoni strumentali, tutte bellissime, e la terza è
Sayonara), lento, cadenzato, disperato, marziale, quasi stoner. Seguono a ruota, incalzanti e spesso brevissime, abrasive canzoni piene di riff micidiali, figlie di un grunge dissonante e sporco con fugacissimi sprazzi di powerpop (come in
Burden). Solo con la terza traccia troviamo una voce, quella di Ronna, in
100°, che sfodera un orecchiabile ritornello punk-pop. In
2 Words, rumorosissima e decisamente orientata verso l'heavy metal, è ancora Ronna a cantare, mentre nella successiva
Frustrated, un velocissimo pezzo punk, troviamo ad alternarsi Jason e Ronna, con delle armonie vocali che ricordano gli X, solo un po' più estremi. Se Jason Morales sfodera il registro annoiato tipico dei cantanti grunge, la voce di Ronna non è la tipica voce femminile a cui il genere ci ha abituato: non è scalmanata come Courtney Love o Kat Bjelland, piuttosto ricorda più da vicino quella di Carrie Akre dei poco conosciuti Hammerbox, passando da un registro dolciastro alla Fastbacks a un cantato schifato alla Lydia Lunch, a brevissimi passaggi urlati alla Kathleen Hanna. Il resto del disco continua a sfornare piccole perle sulla falsariga delle precedenti: si passa dal puro punk di
P. Rock alla lenta
Last Call, che chiude il disco salvo la solita traccia nascosta dopo vari minuti di silenzio.
SYMPHONY CULT - Speak When Spoken To
anno di pubblicazione: 2008
genere: metal
tracklist: 1. Nightmare / 2. Guilty / 3. Speak
voto:

I Symphony Cult sono una giovane band proveniente dal Regno Unito, suonano insieme da meno di un anno e ci presentano il loro primo EP, distribuito da Copro Records, che dovrebbe anticipare l'uscita del loro primo album, previsto per il 2009. Con la loro brava voce femminile e un notevole figlio d'arte dietro le pelli (Jack Slade, figlio dell'icona della batteria Chris Slade, chi non lo ricorda con gli AC/DC?), la band si inserisce nella scia di quel metal molto melodico, un po' "nu" e leggermente "gothic", cercando con tutta probabilità di attirare i fan di gruppi come i Lacuna Coil o gli Evanescence. Chissà, forse ci riusciranno, perché dopotutto la loro musica sembra di facile assimilazione ed è tutto ciò che un giovane e distratto ascoltatore di metal chiede. Però, forse per il fatto che la band esiste da così poco, forse a causa di una forte volontà di non disorientare per accalappiare un contratto discografico (si sa, le label cercano più spesso "vendibilità" che qualità), non posso fare a meno di notare che la proposta risulta alquanto generica. Scorrevole, sorretta da una buona tecnica, ma non molto originale e soprattutto poco emozionante. Siamo solo all'inizio: vedremo se in futuro la band sarà capace di sfoderare più grinta e di creare qualcosa di più personale. Per il momento siamo sulla sufficienza ma nulla di più.