RECENSIONI DEMO

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HAIVYN - Haivyn

anno di pubblicazione: 2008
genere: rock
tracklist: 1. Jazz Song / 2. Bottle of Damnation / 3. Wait / 4. Bartender / 5. Filthy / 6. Just For You / 7. Kontamination / 8. Fin / 9. Ordinary / 10. Move On / 11. Skattered

voto:

Losangelini attivi ormai da un bel po' di anni, gli Haivyn ci regalano con questo full-lenght undici piacevoli canzoni (più una curiosa ghost-track). La qualità della registrazione non è perfetta, soprattutto nei pezzi contrassegnati come "done in the attic", ma di questo a una band che si autoproduce non si può fare una colpa. La cosa che balza fin da subito all'attenzione è il fatto che il punto di forza della band è senza dubbio la grintosa e versatile voce della cantante Denise, che alterna senza difficoltà momenti languidi e "lounge" ad altri in cui arrochisce la voce trasformandosi in una risoluta pantera blues. Il sound è bello groovoso, e il mood cambia spesso passando dallo scanzonato al minaccioso. C'è indubbiamente un sacco di varietà: a volte ricordano il rock muscoloso di Juliette & the Licks o il groove dei Red Hot, per poi gettarsi in atmosfere decisamente orientate verso il nu-metal (Kontamination) o il grunge, senza trascurare momenti più cautamente psichedelici o trip-hop. Se questo vivace assortimento di generi ha il pregio di non stancare l'ascoltatore, ha anche però il difetto di disorientarlo: a volte si ha l'impressione che ci siano un po' troppi stili più accostati che amalgamati tra loro, e che la band non sappia bene dove andare a parare. Però, ripeto, dal punto di vista della piacevolezza dell'ascolto si tratta di un buon disco, ma di una band che deve ancora limarsi e trovare un suo sound distintivo.



HUMAN GROUND - Demo 2004

anno di pubblicazione: 2004
genere: melodic death metal
tracklist: 1. Carrier Of The Remains / 2. Wars Won't / 3. It Grows Deep

voto:

Quando una band incontra il successo, nasce subito una pletora di piccole band che ne ripercorrono le orme. Gli Human Ground, provenienti da Tallinn, Estonia, sono chiaramente un clone degli Arch Enemy: lo stile è pressoché identico, stesse sonorità, stessi assoli e una bella growler, la giovanissima Pille Rand. Devo però ammettere che il loro lavoro lo fanno in maniera più che egregia, e che riescono a inserire alcuni particolari che li distanziano dal loro punto di riferimento, riuscendo a diventare, in fondo, un clone ben riuscito (passatemi questo ossimoro). Innanzitutto la voce maschile pulita, che appare in tutte e tre le canzoni e che rende il loro melodic death metal ancora più melodico. Inoltre il fatto di avere una growler donna e una voce maschile pulita mi sembra già una curiosità: è l'unica band di questo tipo che mi è mai capitato di incontrare. Poi il sapore vagamente bluesy del finale di Wars Won't. Aggiungeteci una produzione eccellente e una tecnica ben padroneggiata da parte di tutti i componenti: ecco che esce fuori un demo che doveva per forza attirare l'attenzione di qualche casa discografica. Promossi.



HYPNOTIC WALTZ - Anime Insane

anno di pubblicazione: 2008
genere: avant-garde metal
tracklist: 1. Oriental / 2. Tango

voto:

I romani Hypnotic Waltz descrivono il loro genere come "hybrid music", una "fusione di vari filoni musicali che vanno dal progressive alla musica classica attraverso il folk e il power, senza cristallizzarsi in nulla di predefinito". Lodevole aspirazione, non c'è che dire, ma sarà davvero così originale? Se il demo fosse uscito qualche anno fa avrei detto di sì, senza alcun dubbio, ma, tenendo conto di come stanno le cose al momento, quest'operazione mi sa un po' troppo di scopiazzatura dei Diablo Swing Orchestra. Gli elementi ci sono tutti: voce lirica, strumenti e orchestrazioni classiche, ispirazioni avant-garde, ritmiche ballabili, sonorità retrò e orientaleggianti... Ma, come ho già scritto altre volte, mi sembra eccessivo pretendere un'assoluta originalità da una band formata da poco e ancora in rodaggio. Il fatto è che, se le aspirazioni che queste due tracce mettono in mostra sono nobili e ambiziose (e, sia chiaro, in arte il puntare in alto è sempre una buona cosa), la realizzazione pratica di queste aspirazioni risulta piuttosto carente. Sia dal punto di vista del songwriting (nonostante i frequenti cambi di ritmo e lo sforzo di variare il più possibile nessuno dei due brani, a mio avviso, risulta incisivo), sia, soprattutto, dal punto di vista della registrazione (poco curata), che depaupera molto il tutto. Se anche i singoli elementi della band fanno il loro dovere con i loro strumenti, il risultato finale è piuttosto confuso e discordante. Insomma, forse le idee ci sono, ma al momento la band è ancora acerba: vedremo che riuscirà a fare in futuro.