RECENSIONI DEMO
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SANSPAPIER - Sette Volte Zeta
anno di pubblicazione: 2007
genere: indie rock
tracklist: 1. Bianco Petrolio / 2. Dentro Lo Specchio / 3. Tana / 4. Viole / 5. Je Suis Comme Je Suis / 6. Lazzaro / 7. Solonoia
voto:

Davvero accattivante e sensuale, la musica dei siciliani SansPapier. Una sensualità allo stesso tempo decadente e intimamente mediterranea, che si coniuga ora nell'aggressiva strafottenza della voce di Giampiero, ora nel languido abbandono di quella di Valeria, protagonista delle struggenti
Viole e
Lazzaro. La scelta delle due voci si rivela azzeccata: a volte creano riuscite armonizzazioni, più spesso salgono a turno in primo piano mettendo in luce le loro diverse caratteristiche. L'EP offre quindi sette canzoni che scivolano con piacevolezza tra introspezione e spunti di aggressività controllata, tra originalità e ben distinguibili debiti verso tante band del panorama indie-pop-rock italiano. Anche i testi oscillano tra il pretenzioso e l'ermetico, tra il già sentito linguaggio intellettualoide di
Bianco Petrolio e il lampo di genio di
Dentro lo specchio, con frequenti momenti ironici e riferimenti sessuali a bizzeffe, neanche troppo nascosti. Sicuramente azzeccate la già citata
Dentro lo specchio, col suo bizzarro sapore goth accentuato dai synth, la prevertiana
Je suis comme je suis (nonostante la pronuncia non perfetta), e i due pezzi in cui domina la splendida voce di Valeria, ma in generale, al di là di piccoli difetti da limare e derivazioni da rendere più personali, questo
SettevolteZeta può considerarsi un debutto interessante e riuscito, e con un sacco di potenzialità. E poi è impossibile non citare il lussuosissimo packaging, che ci fa capire fin dall'inizio che abbiamo a che fare con una band che punta in alto.
SENTINEL BEAST - Kill The Witch
anno di pubblicazione: 1984
genere: thrash metal
tracklist: 1. Tonite / 2. Full Treatment / 3. Kill The Witch
voto:

Combo americano dedito a un power/thrash metal fieramente old school e capitanato dalla mitica Debbie Gunn, che in seguito sarà cantante degli Znowhite e delle Ice Age, i Sentinel Beast debuttarono nel 1984 con questa cassettina autoprodotta contenente tre canzoni. Dopo altri due demo, finalmente nel 1986 raggiunsero il contratto discografico con la Roadrunner Records, che pubblicò il loro unico album,
Depths of Death. E se ormai sono ricordati solo da pochi vecchi nostalgici è un vero peccato perché avevano del potenziale. Già in questo embrionale demo troviamo tre pezzi che sono delle pure scariche di metal, senza compromessi e cadute di stile. Debbie Gunn è un'urlatrice di gran classe e la qualità tecnica è alta. La traccia migliore è senz'altro
Kill the Witch, che parte con un intro da film dell'orrore e mantiene per tutta la sua durata un'atmosfera demoniaca e stregonesca. Peccato per la qualità audio, che (almeno per come il demo è pervenuto a me) depaupera le canzoni in modo pazzesco. Ma si tratta pur sempre un demo in cassetta vecchio di venticinque anni... N.B.: in questo periodo di reunions pazze, anche i Sentinel Beast si sono riformati e sono di nuovo in tour in giro per il mondo...
SERPENTONE - Spiraling
anno di pubblicazione: 2008
genere: garage, grunge
tracklist: 1. Blue Blue / 2. Vampire / 3. Get Free / 4. Box / 5. Minivan Mom / 6. Folding / 7. Float / 8. Pearls / 9. Division / 10. Missile Command
voto:

Il trio dei Serpentone, americani di Portland, ci propone con questo
Spiraling una mezz'ora di rock molto grezzo e quasi minimale, caratterizzato da quell'atmosfera indie-punk-grunge ormai un po' fuori moda ma che conta ancora molti fedeli e nostalgici sostenitori. Gli arrangiamenti sono molto semplici (in
Division forse un po' troppo) e gli strumenti sono suonati in maniera decisamente amatoriale, eppure l'insieme convince, e dopo qualche ascolto mi sono ritrovato a canticchiare le canzoni. Anche la voce di Erika a volte sembra un po' insicura e imprecisa, ma ha dalla sua una non comune "capacità attoriale" che mi ha fatto pensare a una Kat Bjelland più ragionevole e più capace di controllare i suoi scatti isterici (comunque presenti, soprattutto in
Pearls). Per quanto concerne i testi, anch'essi sono caratterizzati da un'apparente semplicità che li fa quasi assomigliare a filastrocche, unita a volte a un'ironia un po' amara e scanzonata (
Minivan Mom su tutti). L'insieme è comunque piuttosto variegato, con un'alternanza calibrata di canzoni veloci e punkeggianti con altre più lente e quasi stoner (l'inizio di
Folding). Una menzione merita sicuramente
Float, ballata bellissima e struggente, cantata con un abbandono e un pathos davvero notevoli: mi ha dato i brividi. In definitiva, anche se alcuni particolari sarebbero un po' da sgrezzare, devo riconoscere che questo album si è rivelato un ascolto non solo piacevole, ma anche emozionante e stimolante: promossi.
SPLEENVEIL - Glycerine EP
anno di pubblicazione: 2007
genere: crossover/trip-hop
tracklist: 1. Pneumonia / 2. 15 Missing / 3. Humans Degradation (Music From Video) / 4. Kind Motive / 5. Faden / 6. Joute Chagrin / 7. Fragile
voto:

Debutto coi fiocchi per questo giovane duo genovese che ci delizia con un impasto decisamente eterodosso di sonorità elettroniche, trip-hop, dark, industrial e tentazioni crossover. Sicuramente un progetto con un grosso potenziale, anche perché in questo caleidoscopio di generi e influenze ci sta veramente di tutto (o quasi), e credo che potrebbe piacere ai fan di Otep e di Bjork insieme, tanto per intenderci con due esempi. L'atmosfera è decisamente inquietante e il mood è oscillante tra il sognante e il violento. Le melodie procedono ipnotiche, scandite dalle tastiere e dalla personalissima voce di Roberta, che, se nella maggior parte dei casi si mantiene eterea e trasognata, non disdegna qualche breve accenno di scream. Si parte dunque con
Pneumonia, malinconica partitura per piano e rumori che ci fa entrare fin da subito in una dimensione di sogno sempre in bilico sull'incubo.
15 Missing presenta una singolare atmosfera da dark cabaret ultracontaminato, mentre nella successiva
Human Degradation a farla da padrone è una sorta di drum'n'bass altamente psicotico.
Kind Motive mostra una struttura compositiva più tradizionale e ha una melodia che una volta arrivata al cervello mette radici. Forse la meno convincente è la melodicissima
Faden, a causa di qualche pasticcio con i loop. Molto riuscita invece
Joute Chagrin, con un contrasto perfettamente bilanciato tra le parti tranquille, dal sapore quasi ambient, e le parti aggressive e urlate. Si finisce con
Fragile, una sorta di outro molto dark, con spoken words in sottofondo. Tirando le somme, direi che ci troviamo di fronte a una band con uno stile già maturo e formato: il demo è sicuramente un ascolto stimolante e affascinante, peccato che la produzione tradisca spesso la sua natura di home-recording. Il risultato è già buono, ma con una produzione più attenta potrebbe uscir fuori un gioiellino non indifferente.
SPLEENVEIL - Poltergeist
anno di pubblicazione: 2007
genere: trip-hop
tracklist: 1. Gravel Of Clouds / 2. Secret Of Angels / 3. Candid / 4. Polar Dew / 5. Kirlian / 6. See The Silence / 7. Kind Motive / 8. Answering Machine / 9. Faden / 10. Joute Chagrin / 11. Janet / 12. Candid (Italian Version)
voto:

Caleidoscopici. Un calderone di influenze, uno stile difficilmente etichettabile, un'esperienza uditiva di quelle che lasciano il segno. Dopo il
Glycerine EP ecco il primo vero e proprio album degli Spleenveil, e se spesso superare la mezz'oretta di musica per molte giovani band è un po' un passo più lungo della gamba (è difficile tenere l'attenzione dell'ascoltatore desta per un intero full-lenght), non è questo il caso della band in questione, che riesce a costruire 50 minuti di musica stimolante, originale, sperimentale, che dà dipendenza e a cui la semplice etichetta di trip-hop non fa assolutamente giustizia, dal momento che si contamina con i più disparati stili dell'elettronica e della sfera alternative. Dal dolce e tormentato carillon di
Gravel of Clouds all'avvolgente intimità di
Janet, passando per l'eccentrico valzer di
Kirlian e per le repentine esplosioni di cacofonia violenta che si susseguono sporadiche ma di sicuro effetto, questo
Poltergeist si rivela un ascolto emozionante e problematico, una creatura inquietante, sfuggente e amorfa proprio come quella effigiata in copertina. I testi sono scanditi in maniera ossessiva, i brani spesso si trasformano in filastrocche malate e industriali, creando paesaggi sonori dolorosi e desolati. Sorprende, nel finale, un testo interamente in italiano: a pelle mi ha fatto subito pensare a una Meg più gelida e bjorkeggiante. In definitiva, dal punto di vista compositivo gli Spleenveil sono decisamente sulla buona strada, e ancora una volta viene da chiedersi cosa potrebbe venir fuori affiancando le loro idee e la loro originalità a una produzione, un mixaggio e un mastering professionali. Ma per il momento direi che c'è abbastanza carne sul fuoco per accontentarci: raramente si ascoltano demo autoprodotti così emozionanti. Solo un piccolissimo appunto: la pronuncia dell'inglese andrebbe migliorata. Per il resto: bravi Spleenveil! Fatevi un piacere e ascoltateli.
STAKE-OFF THE WITCH - Stake-Off The Witch
anno di pubblicazione: 2005
genere: grunge, stoner rock
tracklist: 1. Alone / 2. My Lady / 3. The Ballad Of The Night
voto:

Gli Stake-Off the Witch sono un quartetto di stoner rockers au-pair: due ragazze e due ragazzi. Fieri e rumorosi, assomigliano più ai Black Sabbath che alle Hole, a dispetto di quanto uno potrebbe pensare. Premettendo che il demo è del 2005, e che da allora sono usciti altri due album, dico che si tratta di un dischetto non originalissimo ma estremamente godibile, soprattutto per gli amanti delle sonorità stoner, ma non solo. Apre le danze
Alone, una bella cavalcata stoner, veramente energica e di facile presa, seguono
My Lady, più veloce, e
The Ballad of the Night, senza dubbio il pezzo più riuscito, con un'aria "stregata" (che ti aspetti da una band che si chiama così?) davvero intrigante. Un difetto: la voce... non stonata (anzi, tutt'altro), ma direi poco convinta.
STARLET SUICIDE - Out Of Your League
anno di pubblicazione: 2005
genere: glam punk
tracklist: 1. Try To Break Me / 2. Hairspray Lover / 3. Over The Top / 4. I'll Be Gone
voto:

Immaginate Brody Dalle che canta in una band glam e arriverete molto vicini al sound proposto dagli svedesi Starlet Suicide. La voce della cantante (e autrice di musica e testi) Jennyfer Star ha infatti dei fortissimi debiti nei confronti della (ormai ex) frontwoman dei Distillers, ma la musica è molto orientata verso un glampunk tutto sommato divertente. Queste quattro canzoni sono ben servite da una buona produzione, e in generale la durata del cd è troppo breve perché possa annoiare. E se sicuramente manca l'originalità, non manca una buona dose di grinta: sono sicuro che questa band dal vivo spacca.
Over the Top è una canzone dannatamente ben scritta, il ritornello è davvero capace di regalare qualche emozione, ma
I'll Be Gone ricorda più che altro Avril Lavigne. Insomma, se volete ascoltare un quarto d'ora di punk veloce, sicuro di sé e altamente melodico, un ascolto lo potete dare. E a giudicare dalla foto di copertina,
Hairspray Lover sembra un titolo molto azzeccato.
STARLET SUICIDE - Makin All The Noize
anno di pubblicazione: 2006
genere: glam punk
tracklist: 1. Makin All The Noize / 2. Heartless / 3. Shake It Up / 4. Dirt
voto:

Sarò sincero, dopo il demo precedente mi aspettavo qualcosa di più. Invece non solo non si sono fatti passi avanti, ma se ne è fatto qualcuno indietro. Quale sarà la causa? Troppa fretta? La formula è la stessa di
Out of Your League: glampunk muscoloso e melodico con voce un po' rauca. E ripeto: è troppo breve perché possa annoiare. Però le canzoni tendono ad assomigliarsi tutte, e manca una canzone che spicchi come
Over the Top nel lavoro precedente, quella canzone che in un album potrebbe essere un potenziale singolo trainante. Poi la cantante ha sicuramente grinta, ma in
Dirt si lancia in acuti un po' al di sopra delle sue capacità. In definitiva: divertente, ma niente di nuovo sotto il sole.
SWEETSICK - Talkativeness
anno di pubblicazione: 2007
genere: grunge, punk
tracklist: 1. Trust Me / 2. Last Tale / 3. She Is / 4. Earthly Paradise / 5. Obsession / 6. Egoism / 7. Crowd / 8. Plonk / 9. It's Only A Nightmare / 10. As This One / 11. Go With The Flow / 12. All I've Got To Say
voto:

È così, non posso farci niente. Le ragazze che urlano mi smuovono qualcosa dentro, mi regalano emozioni incredibili. Non fa eccezione Anna, gola ruggente degli SweetSick, carismatica leader dalla vocalità molto "sporca", ma che non sbaglia un colpo. È vero, un certo debito nei confronti di Brody Dalle si sente, ma la potenza c'è, indubbiamente. E non si può certo dire che questo
Talkativeness difetti in furia e veemenza: i dodici brani (tra cui una cover di
Go with the Flow dei Queens of the Stone Age) scorrono con la grazia di un elefante africano, trascinando l'ascoltatore in un rumorosissimo tornado a metà strada tra vecchio grunge e nu-punk, solo a tratti limato da passaggi clean e vagamente ipnotici. I punti di riferimento sono facilmente riconoscibili (Hole, Nirvana, Distillers, Queen of the Stone Age) eppure non me la sento di accusare gli SweetSick di scopiazzare qua e là: le capacità di composizione ci sono, le canzoni prendono,
Trust Me è fottutamente bella e pesante. Qualcosa da limare c'è, e magari per il futuro bisognerebbe cercare di emanciparsi dalle influenze troppo scoperte, ma per il momento possiamo ritenerci soddisfatti di quanto abbiamo ascoltato. Quindi se amate il grunge e le riot grrl incazzate gli SweetSick fanno proprio per voi, ma se i vostri gusti musicali sono agli antipodi ascoltateli lo stesso... magari cambiate idea... P.S.: bella copertina.