MADKIN

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Madkin: parente pazzo. Storie di ordinaria follia nell'underground romano. Una riot grrl incazzosa e tre baldi giovani tra grunge, stoner e psichedelia. Tremate! I Nineties sono tornati!

Potresti farci una veloce presentazione della band e della vostra proposta musicale?


Al momento siamo una ragazza e due ragazzi con tanta furia e una viscerale infatuazione per il rock’n'roll nelle sue sfaccettature più sporche e dalle distorsioni calde: Serena Jejè voce e chitarra, Giuseppe chitarra, Francesco basso e fino a pochissimo tempo fa Riccardo alla batteria. In questo periodo stiamo appunto cercando il quarto elemento possibilmente definitivo, che ci accompagni con anima e corpo in questo incontenibile sfogo per noi assolutamente vitale.

Avete all’attivo un EP intitolato Resig(Nation). Diteci due parole riguardo a questa release.

Resig(Nation) è stato un Ep assolutamente non progettato e a cui siamo molto legati. I pezzi e i testi sono lo specchio del nostro umore e della nostra attitudine di quel periodo in cui li abbiamo scritti. Il titolo è un gioco di parole ed è stato pensato alla fine, quando ci siamo resi conto che involontariamente avevamo creato un concept che accomunava tutti i pezzi: la rassegnazione generale che vediamo attorno. Ma non è quella rassegnazione col volto provato dal dolore, è quella che si nasconde dietro l’accettazione di un appiattimento mentale che ci offre la società. Un’altra cosa che ci teniamo a dire è che Resig(Nation) nonostante tutto, fa oramai parte del nostro passato. Lo abbiamo registrato nell’estate 2007 ed è uscito nel 2008. Nel frattempo, crediamo realmente, anche valutando la risposta del pubblico, della gente che ci viene a sentire, di esserci evoluti come sound e come band... ma come è normale che accada.

Quali sono le vostre influenze?

Nel corso della nostra adolescenza ognuno di noi ha avuto moltissimi ascolti che ci hanno influenzato sicuramente, ma non ci pensiamo neanche troppo. Come è giusto che sia nel momento in cui componiamo, ci facciamo guidare dal nostro istinto e basta. Se poi dobbiamo fare dei nomi che ci hanno segnato, beh... la lista sarebbe molto lunga, ma giusto per fare qualche nome: Nirvana, Kyuss, Shellac, Sonic Youth, Smashing Pumpkins, le riot grrrl in generale e anche la psichedelia settantona.

Cosa vi proponete di trasmettere con la vostra musica?

Ogni gruppo ha una propria indole e una propria attitudine al di là del discorso musicale. Nel momento in cui saliamo su un palco facciamo esplodere tutto quello che ci portiamo addosso positivamente o negativamente che sia. L’ideale sarebbe riuscirlo a farlo sentire in quel momento sulla pelle delle persone che ti stanno ascoltando.

Come nascono i vostri brani?

Come dicevo prima, al di là di qualsiasi nostra influenza consapevole o inconsapevole, i nostri pezzi nascono d’istinto. Ognuno di noi porta un’idea del pezzo e poi la si elabora assieme. I testi sono flash, storie grottesche o molto violente oppure sono semplici riflessioni intime.

Ho visto il videoclip di My Zen. Semplice ma efficace, e con dei bei colori acidi. Come è stata la lavorazione?

Il video è stato girato verso fine luglio del 2008. Il compito lo abbiamo affidato a due registi molto bravi, Marco Baroni e Luisa de Simone, della "My Zen Film". È stato un vero piacere per noi sapere che il nostro pezzo ha dato anche il nome a questa promettente società di produzione video. Il video volevamo che fosse molto semplice, diretto e grezzo come il pezzo. I colori riportano molto agli anni ’90 e alla genuinità di quel periodo. Come ricordo di quel giorno c’è sicuramente la mia fenomenale caduta da una discesa che si vede alla fine del video. Ancora ne porto i segni...

Come mai avete scelto il nome Madkin?

Perché ci piaceva l’idea di avere un nome semplice e che suonasse bene. Perché mi ha fatto molto ridere il significato: parente pazzo, fuori di testa. Ho sempre pensato che in ogni famiglia che si rispetti c’è ne sempre qualcuno.

Siete stati ospiti di numerose radio "libere". Come vi sembra l’attuale panorama radiofonico indipendente in Italia?

Ho conosciuto persone che hanno molta voglia di "fare la radio". E fortunatamente alcuni di questi sono nella più completa anarchia nel gestire i programmi e le cose da dire. Più che altro in questo caso si tratta di "web radio". Per un brevissimo periodo mi sono cimentata anche io in questa esperienza e devo dire che mi sono divertita tantissimo, proprio perché non c’era nessun limite a nulla. Posso dire che le radio in cui siamo stati ospiti ci hanno tutte fatto trascorrere un’esperienza molto piacevole, a volte anche carica di delirio.

Provenite dalle province di Reggio Calabria, Salerno, Vibo Valentia e siete trapiantati a Roma. Che differenze ci sono nella scena musicale emergente, negli spazi e nelle possibilità delle giovani band tra i vostri luoghi di provenienza e la capitale?

Beh intanto bisogna dire che abbiamo molto di più vissuto come esperienze musicali più la capitale che i nostri luoghi. Ma abbiamo avuto il piacere e la fortuna di poterci esibire anche al Sud ed è stato sempre molto molto bello. Il pubblico del Sud credo sia molto più curioso e attento proprio perché c’è un numero minore di concerti di un certo tipo. A Roma i gruppi sono tanti e i locali giusti per suonare neanche troppi, ma quelli in cui solitamente ci esibiamo hanno tutto il nostro rispetto e supporto perché c’è uno scambio armonioso fra noi musicisti e loro che sono i gestori e cercano di spingere il più possibile la musica underground. Ci stanno invece altri locali o gestori che non meritano assolutamente l’attenzione di nessun musicista... che pretendono cose assurde e ridicole. Per quanto ci riguarda possono fottersi.

Avete altri progetti musicali oltre ai Madkin?

Sì, per quanto riguarda me, ho da poco meno di un anno un side project, i Viva Santa Claus. Questo progetto l’ho formato assieme ad una persona con cui ho moltissimo da condividere sia privatamente che musicalmente. Lui è Luca Cartolano degli Aphorisma (band con la quale oramai di rito, i Madkin convidono quasi sempre il palco) e dei Madame Lingerie e poi alla batteria c’è il grandissimo Peppe il Piastrella. Siamo un trio, due chitarre e batteria che ha da poco avuto il suo esordio il 25 aprile al Mads di Roma. Una serata cazzutissima. Per quanto riguarda invece il nostro bassista Francesco, fa parte anche lui di un side project, i Novena.

Progetti per il futuro?

Infiniti ma senza progettarli troppo. Noi facciamo quello che naturalmente ci viene di fare, ovvero, suonare, sputare sangue, sfogarci e scoprire ogni giorno di più una parte di noi riversata sulla nostra musica. Poi ben vengano le altre cose esterne, quelle non dipendono solo da noi. Per il prossimo anno forse abbiamo in trattativa delle date in Germania. Per quanto riguarda l’uscita di un disco, c’è sicuramente in programma di registrarlo al più presto.

Abbiamo finito. Grazie e terminate pure come vi pare.

Grazie a Femme Rock! Un saluto a tutte le persone che sostengono e supportano la nostra musica e la musica underground in generale.

www.myspace.com/madkinband