MUDLARKS

Sembrerebbero usciti dalla Detroit dei primi anni Settanta, invece sono italianissimi di Vicenza. Loro sono i Mudlarks, suonano un'azzeccata mistura di punk, rock'n'roll e vecchio blues, sono capitanati dalla carismatica voce di Alice, e hanno alle spalle sette anni di onorata carriera, due EP e un album omonimo per la Puke n'Vomit Records. Ecco qui la nostra intervista con il batterista Matteo e il chitarrista Ale (ma più che altro Matteo)...
Cominciamo con una presentazione: chi sono i Mudlarks?
Ciao! Noi siamo i Mudlarks da Grisignano, un paesino inutile nella provincia di Vicenza, e siamo Alice,Matteo, Ale e Dino. Suoniamo rock'n'roll, e questo potrebbe essere l'unica valida aspirazione di vita per scappare dalla noiosa realtà...
Nel vostro ultimo album troviamo una decisa evoluzione rispetto ai lavori precedenti, verso un punk meno tradizionale e più venato di blues, garage e rockabilly. Come è avvenuta questa evoluzione?
MATTEO: È molto semplice, abbiamo preso tutte le nostre influenze musicali e abbiamo cercato di spremerle in un concentrato, il punk sarà sempre un punto di partenza, ma non sarà mai un punto di arrivo per la nostra musica. Personalmente a 23 anni non mi sento di suonare la stessa musica che suonavo a 17 anni, anche se la ascolto ancora e non potrei farne a meno, ci ampliamo anche verso altre cose.
Avete avuto anche alcuni cambi di lineup: quanto hanno influito sul vostro sound?
MATTEO: Premetto che se anche nel 2006 quando Miky se n'è andata, abbiamo deciso di rimanere in 4 e quindi Alice subentrò alla voce, continuando ad imbracciare sempre la chitarra, ruolo quest'ultimo che ricopriva fin dall'inizio. L'unico vero cambio di line up è stato nel settembre 2007 quando Dino ha sostituito Silvia, la bassista che è sempre stata con noi fin dall' inizio. Dobbiamo dire che con Dino stiamo lavorando adesso al nostro nuovo sound che è ancora in evoluzione rispetto ai precedenti, senza dubbio qualche idea nuova Dino l'ha portata, per il resto ci pensiamo già noi ad evolvere.
State pensando a un nuovo album? Qualche anticipazione?
MATTEO: Come già anticipato nella risposta precedente, e ci vorrà ancora un po' di tempo per farlo sentire al pubblico, per ora non abbiamo intenzione di suonare molto live, ci piace prendercela con calma quando lavoriamo a nuove cose perché tanto vale farle fatte il meglio possibile... non c'è nessun motivo d avere fretta, tanto meno una produzione che ci spinga a farlo. Non vogliamo anticipare niente perché siamo in full immersion per concepirlo, vi dico solo che stiamo arrangiando dei nuovi strumenti nella musica dei Mudlarks, come il synth. Ultimamente ascoltiamo anche molta new wave, gruppi come Sound, Joy Division, Gang of Four, ci piace l'atmosfera che è presente in quella musica, anche se penso che i gruppi indie odierni abbiano preso molto da quello stile, e quindi noi vorremmo cercare di differenziarci un po'.
Avete all'attivo un bel po' di concerti in giro per l'Europa e l'America. Come vi siete trovati? Cosa avete trovato di diverso rispetto all'Italia nel modo di fruire e di organizzare la musica?
MATTEO: Nel 2004 abbiamo fatto 8 date in California ed è stata un esperienza molto interessante. A noi è servito molto anche per capire le differenze che ci sono con l'Italia. Devo dire che in generale siamo stati accolti molto bene, la gente partecipava ai concerti e comprava molto del nostro materiale, ci facevano domande e ci chiedevano autografi... da non credere, cosa che qui non succede ovviamente. Nel 2007 Ale e tornato per 2 mesi in California e la cosa assurda è che a distanza di anni c'era ancora chi si ricordava di lui e gli chiedeva quando tornavamo a suonare a Los Angeles o dove possono trovare il nuovo album. Poi è doveroso sottolineare che comunque hanno anche loro le difficoltà, in America è pieno di band e la "concorrenza" è tantissima, per cui trovare uno spazio è molto difficile, non è come pensiamo noi, per esempio ho un amico che ha lasciato l'Italia per suonare lì e in questi anni ha suonato anche con Jim Don Bolles (batterista dei Germs , 45 Grave, Consumers), tanto per dire che è un sogno che li si può avverare, poi è questione di fortuna. Per il resto l'organizzazione dei concerti è totalmente diversa, non ti fanno arrivare sul posto 27 ore prima dell'esibizione, questo spiega anche perché le bands d'oltreoceano che vengono qui non sono abituate a fare il soundcheck abitualmente. In Francia ho trovato una situazione abbastanza simile all'Italia, in Germania invece, dove un po' più di cultura musicale ce l'hanno, ho notato che i club underground sono molto organizzati e trattano molto bene le band... e soprattutto, 1 o 1000 persone che ci siano allo show ti danno sempre quello pattuito.
Avete anche diviso il palco con punk bands di tutto rispetto: qual è il concerto di cui andate più fieri?
MATTEO: Io personalmente quello di cui vado più fiero (una fierezza che mi tengo dentro) è stato quello di spalla ai Dickies a Los Angeles, ma anche quello con i Vibrators. Sono gruppi che stimo tantissimo e che conoscendoli personalmente ho avuto il piacere di conoscere anche delle ottime persone.
Sempre riguardo ai tour, avete qualche aneddoto curioso da raccontarci?
MATTEO: Beh avevamo conosciuto un amico transessuale di Nat (Nat è il nostro produttore americano), e a suo tempo questo suo amico era un uomo e ha una bruciatura di sigaretta su una mano provocata da Darby Crash. Gitane Demone dei Christian Death lavora al negozio di Nat e Ale se l'è trovata di fronte un giorno che stava confezionando pacchetti... niente di particolare... oltre che lunghe chiacchierate con le band storiche con cui abbiamo diviso il palco.
Quando siete partiti eravate una band a maggioranza femminile (anche se ora è rimasta solo Alice). Credete che le donne nel rock debbano faticare più degli uomini per ottenere riconoscimenti?
MATTEO: Inizio col dire che è faticoso pure per un uomo... Poi avendo suonato per anni in un gruppo a maggioranza femminile posso dirti che sicuramente ad un livello fisico una donna normalmente potrebbe risentirne di più quando si fa un tour, mentre ad un livello critico la donna è spesso vittima di pregiudizi, giudicata più per l'aspetto o per ipotetiche "corruzioni di giuria" più che per gli effettivi meriti... Per il resto basta metterci la buona volontà maschio o femmina che tu sia.
Quali sono le band che più hanno influenzato il vostro sound?
MATTEO: Gli oscuri bluesman degli anni '20-'30, il garage dei 60's, i gruppi punk dei 70's, i gruppi di Detroit di fine '60 inizio '70, la new wave.
Quali sono invece secondo voi le nuove band da tenere d'occhio?
MATTEO: In Italia ci sono molte band valide, purtroppo la pecca è proprio quella di essere italiane, e quindi destinate a rimanere oscure al "grande pubblico". Di nuove voglio citarne solo alcune: i torinesi Movie Star Junkies, li ho visti da poco dal vivo e mi hanno dato un'ottima impressione col loro misto tra Gun Club, Nick Cave e garage, i Tunas da Bologna che fanno un buon garage punk, ora non me ne vengono in mente altre però...
Cosa ne pensate della scena punk italiana?
ALE: Della scena punk penso che ci sono molti gruppi ma non c'è molto pubblico e generalmente non c'è molta unione. L'Italia va a mode e il punk oggi non va più di moda, come movimento è stato una figata e offre molte idee per creare musica ancora oggi.
MATTEO: Quale scena?...ahahah Penso ci siano molte (troppe) band punk musicalmente, ma a livello attitudinale penso ci siano poche band realmente "punk" nel senso stretto del termine in Italia... Tutti hanno gruppi, ma alla fine chi va a vedere i concerti sono solo quelle stesse persone che fanno parte di una band e quindi se tutti fanno concerti ogni weekend quelle poche persone che restano si dividono qua e là... e bla bla bla... Anni fa si prendeva un concerto come un punto di incontro, per fare 2 chiacchiere e bere qualcosa, e ci si trovava lì anche se la band non necessariamente piaceva. C'erano i banchetti ai concerti e tutti ascoltavano il gruppo, insomma, c'era "scena". Ultimamente mi pare che questa cosa sia diminuita notevolmente. Il punk "che conta" in Italia è un circolo ristretto e vizioso, quello d.i.y. invece è vasto e sconosciuto. I giovani d'oggi, quei pochi che non scaricano da internet, per comprare un disco leggono le riviste, i magazine specializzati, i quali danno poca visibilità alle band underground... io parlo guardando le nostre esperienze ovviamente (guarda caso il nostro disco è stato recensito con un anno di ritardo in una famosa rivista). Le etichette indipendenti stanno sempre più sparendo o producono molto poco, ovviamente il motivo é perché non si vendono più dischi. Sinceramente far parte di una scena é una cosa che si allontana ogni giorno di più da quel che vuol essere un mio standard musicale. Io sono sempre andato in cerca dei dischi dei gruppi che mi interessavano, anche quando non c'era internet, ora si scarica, scarica scarica, che può andare bene, fino ad un certo punto però...
Grazie mille per la disponibilità. Le ultime parole sono per voi.
Grazie a te per l'intervista, speriamo che un giorno i giovani si sbattano un po' di più per divulgare la musica underground... ora torniamo in sala prove...
Sito ufficiale: http://www.mudlarks.com/
MySpace: http://www.myspace.com/mudlarks