A ONE GIRL BAND CALLED ALDA

a one girl band called alda

One perché ci suona solo lei, girl perché la mamma l'ha partorita donna, band perché produce musica. A One Girl Band Called Alda, ovvero il progetto di una ragazza che vuole reagire all'apatia musicale del paesino dove vive, con spirito d'iniziativa, tanta buona volontà e un credo fermamente DIY. Suonando e urlando.

Alda, one girl band: perché questa scelta?


È semplice, vengo da un paese molto piccolo della Basilicata in cui non riuscivo (ora vivo a Bologna) a condividere con nessuno le mie passioni musicali. Ma la scimmia di suonare era tanta...e così, un pc, una drum machine (so suonare anche la batteria, ma non l'avevo ancora sottomano), una chitarra, un basso e tante urla, e il gioco era fatto. Scelta mossa dalla necessità. Se ho imparato qualcosa dal posto in cui sono nata, è che nel momento in cui vuoi fare delle cose non devi aspettare che te la servano davanti, alza il culo e procuratele da te.

Quali sono le tue principali influenze? Ci sono delle musiciste donne che ti hanno influenzato?

Vengo dal punk - hc impegnato politicamente. Al tempo sentivo l'esigenza di far sapere alle persone come la pensavo su certe che non mi andavo bene. Non ho musiciste donne, specie nel correntone "riot grrrls" - che non seguo -, che mi hanno influenzato. Ascolto molto del punk - hc italiano che sento contemporaneo, e per le tematiche e per le esigenze da cui nasce. Qualche nome? Tear Me Down, Downright, Ludd, Comrades... (Downright e Ludd hanno delle splendide voci femminili...).
Tuttavia sono sempre stata molto indipendente. Non mi sono mai sentita di appartenere ad una corrente (di pensiero, musicale, artistica) sola. Alda è anche questo. Prendere quel di cui si ha bisogno per formare la propria persona, senza ingabbiarsi in definizioni e dichiarazioni di appartenenza che, a mio avviso, sono abbastanza sterili.

Hai registrato un demo tutto da sola, e oltretutto lo distribuisci gratuitamente. Puoi dirci qualcosa di più su questo tuo lavoro?

Mi sono informata se fosse possibile registrare a casa con il pc, data la mancanza di studi di registrazione dove vivevo. Era fattibile. Non ho badato più di tanto alla qualità con schede audio esterne ed altri marchingegni, perché non ne ero a conoscenza. Il demo (disco...disch - demo) è un disco veloce, perché aveva urgenza di uscire. Ho deciso di fare tutto da sola perchè il DIY (do it yourself) è una pratica in cui credo, non solo dal punto di vista musicale. Credo che questa pratica, del farsi da soli ciò di cui si ha bisogno, sia un importante passo verso l'autogestione e dell'individuo e di un nucleo di persone e chissà...anche della società. Oltre a registrare in casa ho deciso anche di progettare e stampare da sola il booklet. Sforno copie dal mio masterizzatore. E non applico nessun bollino SIAE. Quella dei diritti di autore è una questione abbastanza lunga. Non sono d'accordo con la SIAE e i suoi principi. Sì alla riproduzione, sì al riutilizzo, sì a ad abbassare o eliminare totalmente il prezzo dei dischi e dei concerti.

Nel demo ti sentiamo bella incazzata. Come nascono le tue canzoni e i tuoi testi?

Sono nati dal fatto che volevo dire tante cose, volevo parlare e condividere tante cose con tante persone che, dove vivevo io, non c'erano. Così le ho messe su un cd, in share sui programmi peer2peer e le ho sparse un po' in giro.

Nella tua canzone ScreamPeaS hai collaborato con altri musicisti. Come è stata questa esperienza? Rispetto al demo, ormai di due anni fa, pensi che le tue nuove canzoni presentino una qualche evoluzione?

Il pezzo risale a natale 2006 - 2007 e nasce da da un legame tra me, ToBeBrief (myspace.com/tobebrief) e sLavO (myspace.com/slavonoiz). È stato bello passare le vacanze di natale in cantina tra prove, registrazioni e cazzate varie (qualcosa che, da one girl band, mi mancava, essendo sola in "sala prove"). Il pezzo è diverso da quelli del disch - demo, perché nasce da tre teste: quella di sLavO, competentissimo tecnico del suono, che nasce come batterista jazz ed ora lavora a bei pezzi minimal - techno - pop; quella di ToBeBrief, mio maestro di basso, contrabbassista, appassionato di John Zorn e della musica di ricerca; la mia, satura di hc punk, urla... ma non solo. È un pezzo abbastanza ricco, sia musicalmente (per i motivi che ti dicevo sopra), sia qualitativamente (registrato con attrezzature professionali da un tecnico del suono - sLavO - e un sound designer - ToBeBrief -), sia a livello di contenuto (testuale e musicale).
Riguardo a pezzi nuovi, ma nuovi nuovi, mi sto muovendo verso altri lidi, con un certo Baron Von KlusterDeath... presto presto nuove evoluzioni.

Il tuo essere one girl band ti preclude l'esperienza live. Per il futuro ti riservi di trovare una band?

L'opzione "one girl band" non preclude il live, basta utilizzare un pc portatile e soprattutto trovare posti che ti propongano, senza la solita mafia e le solite conoscenze utili. Avevo in mente di formare un gruppo, ma ora come ora sono più attratta dallo sfruttare le mie capacità fino al limite.

Una ragazza che fa musica hardcore da sola: mi viene in mente Miss Violetta Beauregarde. In realtà le vostre proposte sono molto diverse, ma cosa ne pensi di lei e del suo personaggio?

Hai detto bene. Io non sono lei, lei non è me, proponiamo roba totalmente diversa. Forse quello che ci accomuna è lo screaming, ma è come dire che un albero e una panchina sono uguali solo perché sono entrambi radicati a terra.
Ciò che fa lei è interessante, gradendo un certo tipo di proposta; all'inizio c'era anche stato, da parte sua, un certo "interessamento", interrotto dalla stessa con male parole e senza motivo. Strana ragazza, direi. Non mi interessa né lei né il mondo a cui dice di appartenere o a cui appartiene.

Ti senti un po' una riot grrrl? Pensi che ci siano ancora dei pregiudizi verso le donne che decidono di imbracciare strumenti per fare rock?

Non penso ci siano pregiudizi, penso solo che ci siano poche ragazze che si propongono e troppe che sfruttano la veste riot - grrrls/femminismo per fare scena. Oggi siamo abituati ad incasellare tutto in compartimenti e a vivere i vari compartimenti come moda da seguire. Ci sono i criteri donna + chitarra che formano la categoria riotgrrrl che per molti è una moda per far scena.

Come ti sembra la scena hardcore italiana?

Non esiste una scena hardcore italiana e se c'è, non la frequento. Non mi piace parlare di "scena". So che ci sono dei gruppi che seguo volentieri e con cui posso scambiare più di due chiacchiere, che mi offrono un letto se ne ho bisogno, con cui posso condividere pensieri e situazioni.

Grazie mille per l'intervista. Termina pure come vuoi tu.

Grazie a te. Rinasceremo a Tangeri, se dio vorrà; ça va (cit.).

Se volete ascoltarla, il suo Space è: http://www.myspace.com/aonegirlbandcalledalda.