AUNTIE CHRIST

Gli Auntie Christ erano un gruppo punk attivo nella seconda metà degli anni Novanta, ormai inspiegabilmente dimenticato. Dico inspiegabilmente perché si tratta della collaborazione tra tre delle personalità più importanti del genere, tre musicisti che hanno davvero fatto la storia del punk: abbiamo due componenti degli storici X (la quintessenza del punk di Los Angeles, chi non ricorda i loro primi, indiscutibili capolavori all'inizio degli anni Ottanta?), Exene Cervenka alla voce e alla chitarra e D.J. Bonebrake alla batteria, con l'aggiunta di Matt Freeman, il bassista dei certo non meno famosi Rancid. Insomma, dato che ci sono in ballo tre nomi del genere, proprio non riesco a capire perché nessuno conosca gli Auntie Christ. Sicuramente non erano brillanti come gli X, ma certo dopo vent'anni Cervenka e Bonebrake non avevano perso la grinta degli anni giovanili (e ne approfitto per ricordarvi che gli X sono ancora attivi, e che al momento Exene è veramente indaffarata, essendo contemporaneamente impegnata coi redivivi X e Knitters, e con la nuova band Original Sinners).
Dunque, la band si formò nel 1996, quando la Cervenka e Freeman si incontrarono durante un party al famigerato punk club di Los Angeles The Masque (che era stato riaperto per celebrare l'uscita del cd Live From the Masque, stampato dalla Year 1 Records, l'etichetta della Cervenka). La cantante chiese a Freeman se conosceva un bassista per il suo nuovo progetto, una band "nel più puro spirito del punk", ma allo stesso tempo con un'attitudine moderna. Freeman, da sempre grande fan degli X, non si lasciò perdere l'occasione e si offrì volontario.
Il neoformato trio si mise subito al lavoro e, dopo un demo di due canzoni, che diventerà il loro primo singolo Bad Trip/The Nothing Generation (1997, Lookout!), registrarono il loro album di debutto, intitolato Life Could Be a Dream, uscito nel 1997 per la famosa label punk Lookout! e prodotto da Sally Browder (che aveva lavorato, tra gli altri, con Rocket from the Crypt, Red Aunts e Humpers).
Life Could Be a Dream è il sogno di chi voleva Exene finalmente unica leader di una punk band (e sottolineo punk, dal momento che i precedenti lavori da solista della Cervenka sono orientati decisamente verso il folk). Con questo non voglio sminuire l'importanza degli X, però a mio avviso tra i due co-lead singers della storica band, John Doe e Exene Cervenka, la personalità più affascinante è proprio lei, con il suo canto isterico, nauseato, anti-romantico anche quando canta canzoni romantiche, da vera strega del punk. Su Life Could Be a Dream a dominare è lei, la sua chitarra, la sua voce, le sue liriche arrabbiate che esaminano corrosivamente il mondo che ha intorno, mettendone in mostra le ipocrisie e le brutture (a parte una, tutte le dieci canzoni sono firmate solo da lei). Sono canzoni veloci e brevi (nessuna supera i 3 minuti), rumorisissimi concentrati di vecchio punk che si aggiorna incorporando sonorità più moderne e grunge (questo disco dovrebbe piacere ai fan delle L7).
Purtroppo, però, la band durerà pochissimo. Dopo una serie di live Matt Freeman lasciò la band perché a causa dell'impegno con i Rancid, che erano sempre rimasti il suo progetto principale, non era in grado di affrontare un tour con gli Auntie Christ, e al suo posto venne reclutata la bassista Janis Tanaka (che aveva già lavorato con il gruppo foxcore delle Stone Fox di San Francisco e che poi suonerà con le L7, i Fireball Ministry, gli Hammers of Misfortune e addirittura Pink). Ma poco dopo la band si sciolse, e tutti i componenti si dedicarono ad altri progetti.
Rimane questo piccolo gioiellino dimenticato, Life Could Be a Dream, che consiglio non solo a tutti i completisti degli X, ma anche a tutti gli amanti del punk, soprattutto di quello dominato da potenti voci femminili.
(Piccolo gossip inutile: lo sapevate che proprio nel periodo in cui suonava con gli Auntie Christ Exene Cervenka era sposata con il non-ancora-divo Viggo Mortensen? E oltre ad essere citato nei ringraziamenti, l'attore è anche l'autore della foto promozionale che vedete in alto).