THE INSAINTS

E ora passiamo a parlare di una band più famigerata che famosa, e certo più conosciuta per i suoi controversi live shows che per le sue canzoni. Se pensate che stia per introdurvi i Plasmatics o i Gwar vi sbagliate di grosso. Dimenticateli. Se pensate che Wendy O. Williams coperta solo di schiuma da barba o di nastro adesivo sia stata la cosa più estrema (in campo sessuale) che il rock abbia mai prodotto... beh, mi dispiace contraddirvi. Signore e signori, ecco a voi gli Insaints.
Formatisi nel 1988 a Modesto, attivi nella zona di San Francisco fino al 1994 (e ormai purtroppo dimenticati dai più), gli Insants erano davvero una punk band fuori del comune. Questo non tanto per gli effettivi meriti della loro musica, quanto per merito della loro frontwoman, tale Marian Anderson (cantante e autrice delle canzoni insieme al chitarrista Daniel deLeon), esperta dominatrice e lavoratrice nell'industria del sesso, una personcina per niente inibita che tirava le fila di esplosivi live shows a base di atti sessuali non simulati. Nudità integrali, sado/maso, masturbazione, lesbismo, pissing e fist-fucking erano ciò che ci si poteva aspettare da questi concerti decisamente fuori dall'ordinario, concerti che hanno creato non pochi problemi legali alla band. Dopo il clamoroso arresto il 3 aprile del 1993, al semi-leggendario punk-club Gilman (il San Francisco Examiner il giorno dopo titolava "Tre donne e una banana"... vi lascio immaginare cosa potesse essere successo), Marian Anderson dovette affrontare una anno di aspre battaglie legali. Le vinse, ma nel frattempo la band si era sfasciata, lasciando come unica release ufficiale uno split EP con i Diesel Queens, datato 1993.
Questo fino al 2004, quando la Disaster Records, con una lodevole operazione di archeologia musicale, pubblica Sins of Saints, una raccolta che comprende tutte le canzoni dell'EP, con l'aggiunta di altre registrazioni di studio datate 1993-1994 e di nove live (tra cui una cover di 1969 degli Stooges).
Perché anche se pochi lo ricordano gli Insaints hanno sfornato del punk rock assolutamente di qualità, e Marian Anderson, al di là degli scandali, era davvero una grande cantante, un interprete dotata di una straordinaria personalità, con una vocalità energica e sicura di sé a metà strada tra Deborah Harry e Poly Styrene, con l'aggiunta di qualche passaggio genuinamente e rabbiosamente scream come nella stupenda Whore. Il totale di venti tracce che il disco offre sono un viaggio attraverso un punk che cambia: siamo nei primi anni Novanta, il vecchio hardcore sta per essere soppiantato da nuove band decisamente più orientate verso il pop. Gli Insaints sono fieramente old-school, il loro è un hardcore sporco, abrasivo e nichilista, figlio dei tre accordi degli Avengers e dei Black Flag, eppure alcuni passaggi delle ultime registrazioni si aprono verso un qualcosa di decisamente più melodico, sconfinando a volte in un interessante proto-pop punk. E nonostante alcuni titoli (come la già citata Whore o Good Girl, Bad Girl) possano far sospettare un poco originale sfruttamento di bassa lega degli eccessi dei live, devo dire che gli Insaints ci hanno lasciato un punk rock davvero sincero e genuino, godibile e che consiglio non solo allo zoccolo duro degli amanti del punk. È ora che questa e altre band ingiustamente dimenticate ottengano l'attenzione che senza dubbio meritano.
E ora, in breve, vi aggiorno sulla tristissima fine della storia. Dopo lo scioglimento degli Insaints, Marian Anderson continuò ad occuparsi di musica, anche se nessuna delle varie band di cui ha fatto parte hanno raggiunto il (seppur limitato) successo degli Insaints. Nel 2001 fondò insieme al solito Daniel deLeon (tutt'ora attivo come chitarrista dei Rezurex, dei Deep Eynde e dei mitici Dinah Cancer & the Grave Robbers) la band psychobilly the Thrillkillers, che debuttò dal vivo nel settembre del 2001. Ma purtroppo questo fu il primo e l'unico concerto della band. Marian Anderson morì il 4 novembre 2001, in seguito ad un'overdose di eroina.